80. ZeroottoZerotreVentiundici

Mi piace a volte tornare la sera e sapere di non avere programmi né trovare nessuno. Mi piace sedere le ultime ore alla scrivania, in bilico tra il pensiero di andare a letto presto e quello di uscire e coltivarmi con qualcosa di buono e, soprattutto, mi piace essere libera di scegliere.

Mi piacciono le melanzane alla griglia con omelette alla mediterranea che poi diventano un’insalata al volo perché hai fretta di respirare la sera senza più aspettare; così come mi piace il tepore buio di un film al cinema scelto da sola, perché ogni tanto è bello spegnere il telefono e non esserci per nessuno. Sedere comoda sulla poltrona senza dover stringere una mano e tenere la schiena in tensione, sapendo che in borsa hai i tuoi biscottini che entreranno in scena al secondo tempo. E non ci vedo niente di strano.

Mi piace rientrare fumando per strada e ritrovare col naso all’insù la primavera notturna che aleggia nell’aria. La mia Milano, i miei tetti di ringhiera, che tanto a lungo ho sospirato, per cui ho combattuto una guerra senza pari. Mi piace il senso di libertà, riconoscermi nuovamente nei miei luoghi e nei miei vestiti, forte di una grandezza che prima non sapevo.

Mi piacciono, così, le sere cucite e ricamate per caso, in cui non hai voglia di pensare più a niente e per qualche istante smetti di porti domande. E pensi a chi ultimamente ti ha chiesto perché sono mesi che non scrivi, sapendo che il motivo sta nel non trovare parole abbastanza lievi da non appesantire il male e geometrie tanto armoniose da non lasciar intravedere i dirupi.

La prendi così, un po’ come viene, con la stessa alternanza di chi sceglie una vita in bilico tra sè stessa e la leggerezza dei suoi anni e la gravità di chi è più avanti e ha i suoi mille impegni.

Mi piace fare un po’ dentro e fuori, raminga nell’anima ma presente col cuore, curando paziente il bruciore delle ferite che rimarginano, piantando i semi di un inverno che prima o poi diventerà primavera.

 

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70. Sotto il cielo della Danimarca

Di nuovo sole sulla Danimarca, o almeno, su quel lembo di città in cui io e le mie amiche ci rifugiavamo per il caffè, negli spiragli di fuga tra una pagina e l’altra. Oggi come allora, quando ci siedevamo e per un istante ci pareva d’essere leggere e lontane sotto il cielo di Copenhagen. È la seconda volta che ci torno, anche se da sola. Un po’ per nostalgia, un po’ per sentirmi di nuovo come in culla.

E qualcosa lentamente si muove, penso, mentre la primavera m’irradia col suo calore e assaporo un caffè e una frolla al cioccolato, incurante di sacrifici e rinunce mai del tutto ricompensate. Ora ho voglia di pensare un po’ a me, coccolarmi e guardare oltre. Voglio star bene e sorridere dentro.

Qualcosa si muove, dunque, e torna a gioire. Come sul volto di quelle due bambine carezzate dal sole sul ciglio della strada, in un momento di pausa dai giochi, a mangiar rotelle di liquirizia e parlar sorridendo di fiabe, sogni e paure.

 

57. Wish

E dopo un buongiorno tanto intenso quanto inaspettato, dopo una domenica da favola passata a cavallo del vento, intrecciando gesti con due occhi che, mai l’avrei detto, sanno rapire… Come se tutto questo non bastasse, una vecchia porta che si riapre. La luce fende l’oscurità pian piano, così sottovoce che il cuore riprende a battere senza correre il rischio di scoppiare.

Una voce dissolve l’etere ed il desiderio che flebile si riaccende.

 

"Ti aspetto nel mio regno", le disse il Principe.

 

E fu così che la piccola cenerentola alzò lo sguardo, e scorse di nuovo i suoi sogni nuotare nell’aria.

12. Dolce piacere

Dopo tanto questa sera mi è ricapitato di aver voglia di magiare dolci, dolciumi e schifezze.
Sarà stato per via della giornata un po’ noiosa e poco produttiva, sarà che devono tornarmi. Sta di fatto che dopo tanto tempo, mi sono concessa di mangiucchiare un po’ tutto quello che volevo e posso dirmi sicura che non avesse niente a che fare con la compulsività. Per la prima volta mi sono sentita libera da calcoli, rimorsi e frustrazioni, e mi sono gustata e goduta in assoluta serenità cose che prima avrei reputato assolutamente off limits.
Sono piccole cose, lo so. Ma mi piace vederle come i passi di un cammino che avanza verso l’equilibrio (quello vero spero), come piccole vittorie che sostengono e motivano i sacrifici e gli sforzi quotidiani.
Per una volta penso dunque di potermi complimentare da sola… Brava Lolla, continua così!