86. Scrivimi

Cosa diavolo aspetti, per dio, scrivimi! L’abbiamo fatto rincorrendoci nei giorni e nelle ore più improbabili, e ora che sono a casa da sola con tutta una serata a perdere, no, non puoi non scrivermi.
Ti scriverei io se non l’avessi già fatto, lo farei io se non rischiassi di accendere un incosciente danza di dita sul fuoco…
Sono quasi le nove e non ho niente di pronto. Dove sono la tua buiabes e le antiche tradizioni? Vorrei gustarle adesso, a lume di candela, con un buon bicchier di vino e Joe Barbieri in sottofondo. Possiamo farlo da me, se vuoi, dove il legno e il rosso regalano una splendida atmosfera. Ma preferirei da te, se posso, per assaporare più forte il senso d’evasione e sentire il calore delle luci soffuse nella tua casa.

Pregusto l’inverno chiuso al di là dei vetri e il bianco dei muri oltre quegli spigoli che si vedono, angusti, dall’interno del cortile. Questa sera ho fatto il giro largo posteggiando la bici, e mi sono accorta che hai un lembo di tenda azzurra trasparente che mi ricorda il cielo… Mi piacciono la tua luce e il tuo cielo. Sono salita non perdendoti di vista per un momento e ho continuato col pensiero a ripeterti la stessa cosa: scrivimi…

Fallo tu perché suonerebbe troppo strano che per una volta che sono sola ci ritroviamo io e te insieme. Il dispiegarsi di un sogno perverso e innocente, nato mentre si era di corsa in opposte direzioni tra un piano e quell’altro. Quei ricci ribelli e i tessuti increspati sui muscoli tesi… Era un pomeriggio d’estate e rimasi colpita. Mi hanno detto che una volta avevi i dread e penso a te, qualche mattina fa, in lana e velluto e mi chiedo che ci faccio con accanto una riga di lato, il girocollo teso e il colletto piegato.

Mi piacerebbe vederti, sai, mentre a piedi scalzi intrecci d’istinto armonie di salse e pesce pescato. Immagino delle belle dita, posso vederle? Chiacchiere sparse e leggere come l’aria, sguardi dolci e grandi sorrisi. Ti racconterei dell’orda del bricolage, quel pomeriggio in cui facevi spremute, e dei regali, poi, alla festa del riciclo. Mi racconteresti della musica, dei viaggi e delle tue passioni ed io ti ascolterei, mal celando un rapimento riuscito.

E andremmo avanti così, senza peso e senza tempo, a giocare a nascondino tra un capo e il fondo del corridoio, rideremmo acquattati passando sotto gli spioncini e sospireremmo la sera lambendo con gli occhi le luci accese oltre il cortile…

Ma alla fine niente, niente di tutto questo. Sono nemmeno le dieci e le tue stanze si sono spente.Sarai corso vitale verso un’altra serata tra amici…

Ci saranno altri incroci, altre frasi, nuovi inviti, ma resteranno sospesi nel mancato incontro dei giorni feriali, solennemente legati a una promessa, un atto di fede che ci vuole tranquilli e sconosciuti vicini. A un brizzolato con gli occhi verdi diventati celesti, io, e a una bionda con gli occhi azzurri un poco segnati, tu. O, almeno, è così che così la immagino.

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51. Insubordinazione ormonale

Se la notte prima di dormire mi rigiro sospirando fra le lenzuola, ci sarà un perché. Se ultimamente il mio ventre pulsa ed il mio "basso" radar è acceso, ci sarà una spiegazione. Se in giro, più che camminare, sfarfallo; se io (che di solito tiro dritto in occhiali da sole) per strada pianto radiograficamente gli occhi in quelli dei passanti di sesso maschile, ci sarà una ragione. Se in pausa caffè sono più prodiga di sorrisi e meglio disposta a due chiacchiere ulteriori, se passeggiando con le amiche rido più sguaiata di una tredicenne, se…

Se oggi in conferenza, anziché seguire l’interessante discorso del relatore, ero persa nei miei cazzi (e che cazzi!), ci sarà uno stracazzo di motivo (perdonatemi la ridondanza).

Eppure, pare che se non esponga un cartello, le persone intorno non capiscano. O meglio, tutte meno che i possibili interessati.

Cosa succede? Succede che vengo fuori da anni di austerity, di performance nel letto di basso profilo. Succede che prima dovevo esser fedele ed ora sono pericolosamente ed euforicamente sfidanzata.

Succede che il solo bello (im)possibile trovato per strada negli ultimi mesi, mi abbia piacevolmente sollazzata in una camera d’albergo e poi lasciata a metà. O quasi.

Succede che è troppo che non batto e il chiodo sta diventando fisso.

Mai come in questo momento vorrei gettarmi nel letto del primo uomo aitante incontrato per strada. E invece…

Invece, c’è quello che si perde troppo nelle moine, l’altro che potrebbe andare, mai poi si rivela peggio di un adolescente imbranato. Per non parlare di quello che si perde e basta.

Cosa devo fare, scrivermelo a caratteri cubitali in fronte o sulle tette che madre natura non mi ha donato? Vo-glio-sco-pa-re ! ! !

Non chiedo molto. Basta rientrare nei miei gusti, neanche troppo difficili (in questo momento poi meno del solito, visto lo stato di necessità). Nessun impegno, pochi preamboli (ma i preliminari, quelli sì). Toglietevi dalla testa anelli di fidanzamento (ne ho avuti un paio e ora non so più che farmene), tira e molla, vacanze coi vostri nella casa al mare (a meno che non siano per fornicare tutto il tempo nella stanza accanto). E, soprattutto, zero domande. Mi avete scocciato con le richieste di permesso: agite e basta!

Sono qui, non vedete? Voglio semplicemente essere ribaltata come un calzino. Avete il mio beneplacito per far di me ciò che volete. Il permesso per sedurmi e poi abbandonarmi il giorno dopo sotto le lenzuola. Non pretendo neanche la colazione a letto, quella me la godo di più da sola.

Dove sono finiti gli uomini, quelli veri? E’ giunta l’ora di tirar fuori le palle, miei cari. E non solo in senso lato.

 

Perdonatemi termini e toni, ma diversamente non renderebbero e l’ormone insubordinato in questo momento non perdona.

[E fu così che anche la Lolla decise di censurare il suo blog, causa contenuti palesemente espliciti.]

36. Imprevisti di viaggio

Ci sono cose che capitano quando meno te le aspetti. Ci sono situazioni che ti travolgono quando meno lo vorresti. Persone che incrociano il tuo cammino nel momento meno opportuno. Alle volte la cosa può irritare; altre, invece, può rivelarsi inaspettatamente piacevole. E in casi come questo, la cosa di cui più mi rammarico, è l’emergere del mio lato oscuro. Di quella parte di me che può restarsene assopita per eternità intere, ma che poi, riaffiorando, sa mostrarsi diabolica, corrotta e senza ritegno.

Forse però definirla così non è del tutto preciso, dipende dai punti di vista. E dal mio in realtà la cosa non fa poi molte pieghe: non a caso il mio motto è "sii sempre fedele a te stessa". Cioè a me stessa, e nessun altro.

 

Come scrivevo nella sinfonia del giorno, oggi sono partita per dirigermi a sud ovest. Luci e bagliori sembravano infrangere il cielo in quella direzione, ed io ho preso un treno al volo per cercare di trovare la via d’uscita all’ennesimo periodo buio.

Gli scompartimenti si riempiono fin dalla partenza, l’odore forte e fastidioso è il solito e nel corridoio c’è un cane che non la smette di guaire. Io però mi sento ben disposta e ho voglia di non curarmene: so che questo viaggio mi farà bene e l’arrivo è quello che conta.

Tempo una fermata e già annunciano il ritardo. Le ferrovie non si smentiscono mai, ma oggi non me ne curo.

La tipa davanti m’impedisce di allungare le gambe e continua a fissarmi con fare ebete, ma oggi, dai, non me ne curo.

Il via vai nel corridoio è intenso, la gente, non si sa perché, al telefono grida, non c’è molta pace, ma io metto su i Radiohead e non me ne curo.

Ad un certo punto degli schiamazzi alquanto fastidiosi iniziano a sopraffare persino la musica. Ragazzi dall’accento partenopeo mantengono alta la reputazione animosa del popolo campano, ed io all’improvviso realizzo d’essere sull’altro versante, di star viaggiando sulla costa opposta alla solita, e la cosa mi fa strano. In ogni caso, non sono mai stata un’amante dei dialoghi ad un livello acustico medio sopra il normale, ma comunque ho deciso che oggi non mi lascerò infastidire e non me ne curo.

E intanto il treno va. Passeggeri salgono, passeggeri scendono. Ho un po’ freddo, la tipa davanti mi ha provocato mal di schiena e mi duole anche un po’ la testa. Ma va bene, non me ne curo.

Il ritardo cresce sempre di più e perdo la cognizione del tempo. Ad un certo punto le voci partenopee si avvicinano e mi chiedono se sia libero. Io annuisco e mi chiedo perché i loro posti precedenti non andassero più bene. Il loro atteggiamento sornione mi insospettisce… Possibile che una con un vestitino attillato ed un paio di stivali non possa affacciarsi sul corridoio, che gli sfacciati di turno debbano subito appropinquarsi? Ma non fa niente, che apprezzino pure, in questo momento non me ne curo.

Poi fra loro noto un ragazzo in particolare. Molto alto, fisico statuario, viso e capelli splendidi. Ma non me ne curo.

Quel giubbottino di pelle però è carino! Fa molto biker ed io impazzisco per le moto. Ma va bè, dai, non me ne curo.

Certo che però, trovarne uno così figo che non cada nel fighetto non è semplice. Quella magliettina, quei pantaloni, le scarpe, gli occhiali da sole… Quella è classe! …"Ma tu Lo’ hai detto che non te ne curi, no?!" …Ancor più che Lui è lì che fa gli affari suoi… Come sempre, i provoloni sono quelli che non guarderesti nemmeno.

Dunque s’inizia con le chiacchiere di circostanza. Chiacchiere sfacciate, del tipo: "ma che ti frega dove scendo io! I fatti tuoi, no?!". Io però non me ne curo. E neanche Lui più di tanto.

Ad un certo punto tossisce e chiede all’amico di chiudere la porta. Io continuo a curarmi il minimo indispensabile delle futilità degli altri due e rispondo a meno domande possibili, lasciando l’onere agli altri passeggieri. Poi pian piano prende parte alla conversazione anche Lui. Io resto sempre schiva, ma non posso far a meno di buttargli gli occhi addosso di tanto in tanto.

Guarda te che tipo! Un incrocio tra Hugh Jackman e Chris O’Donnell… Notevole, davvero notevole.

Rivolge anche a me qualche domanda, ma rimaniamo sempre in atteggiamento di noncuranza.

Gli guardo le mani. Grandi. Le immagino sul mio viso e penso a come lo coprirebbero tutto.

Poi gli giro intorno con lo sguardo, continuo a non curarmene, ma Dio se è bello! Il corpo massiccio, esattamente come piace a me. Massiccio nell’ossatura, senza essere grasso né eccessivamente muscoloso. Semplicemente tanto, divinamente ingombrante, ma fatto splendidamente. Uno spettacolo.

L’incuranza inizia a farsi pura apparenza. Lui mi parla, mi guarda, ed è gentile. Imponente, ingombrante, ma magnificamente lieve e gentile. Io gli rispondo, bilancio la mimica, controllo lo slancio, ma la noncuranza si scioglie pian piano. E con la mia la sua.

Cos’è, è la porta chiusa che ha reso l’aria più calda? O sono gli ormoni che volano in circolo e hanno saturato l’ambiente?

Si fa più vicino, ma sarebbe meglio evitasse. Io lo ascolto, gli parlo, ma in realtà non posso staccargli gli occhi di dosso. Il pensiero corre veloce, senza freni e vergogna. Come fai a non pensare a quel che coprono i vestiti difronte ad un corpo così?

La noncuranza nel frattempo è andata a farsi fottere. Volano battute fra i tre e all’improvviso capisco che i due erano l’esca, io il pesce, Lui il pescatore. Come mi piacerebbe abboccare all’amo! Priva di ogni cura, penso a come sia dimenarsi su un corpo del genere… Dio, per favore, aprite quella porta e fate entrare aria sana!

Passiamo le ore che restano a raccontarci un po’ delle nostre vite. In modo semplice e superficiale. La realtà è che la sua presenza mi ha fatto perdere la ragione. La realtà è che sono bellissima, dice lui. Ma sempre con tutta la gentilezza e tenerezza del mondo.

Ad un certo punto mi chiede perché ho scelto di vivere dove vivo. Io biascico, ci giro intorno… "Lo studio, il lavoro"… E solo per ultimo, quasi contro voglia, tiro fuori V, il vero motivo.

A questo punto scatta l’allarme. Mi rendo conto che la sua presenza mi abbia presa in modo tale, che se mi facesse un cenno in direzione del bagno, questioni igieniche a parte, lo seguirei.

E cosa vogliamo dire di quella labbra? Se ci salutassimo con un bacio?

In tutto questo continuo a ripetermi che le occasioni, l’importante e non lasciarle creare… Che sono innamorata, fidanzata. Che sono cresciuta e sono una donna per bene.

Ma l’incuranza è ufficialmente deceduta e sopraggiunge trionfante il delirio. Maledetti ormoni!

La stazione d’arrivo si avvicina. Coincidenza scendiamo entrambi. Lui si offre per un passaggio… Mai come oggi ho detestato chi è venuto a prendermi!

Alla fine si congeda con gentilezza… "Dio mio, se sei bello!", penso io.

"Riparti anche tu domenica? Magari ci si rincontra… Ora scappo, bellissima, è stato un piacere!"

E mi lascia lì, con la valigia, un fischio assordante nelle orecchie, ed un orario. Maledetto!

E ora che faccio? Domenica prendo anch’io il treno delle 16:55?

 

14. Il ragazzo della porta accanto

Sono sempre stata affascinata dalle case di ringhiera. La loro struttura non è niente di che e dal lato interno si è tutti con le finestre puntate l’uno sull’altro (alle volte anche troppo), eppure le ho sempre preferite al solito condominio. Per me sono un po’ come un mondo a sé, una piccola bolla di sapone, al cui interno, varcato il portone, puoi lasciarti alle spalle la frenesia e l’indifferenza del caos di città. Complice, uno scorcio architettonico tipicamente più "popolare" di quello metropolitano che ci circonda.
Mi rendo conto però che la mia sia solo una visuale da inguaribile romantica: nelle case di ringhiera si vive esattamente come negli altri palazzi e, in fin dei conti, non è che tra vicini si sia più amichevoli che altrove. Tutta questa magia sarà semplicemente dovuta al fatto che mi piace dove abito e, soprattutto, alla serenità che sto ritrovando dopo mesi di penombra, al fatto che finalmente inizi a star bene dove sto.
In ogni caso, stavo dicendo che mi piace molto quando rientro la sera, dopo una lunga giornata di lavoro. Magari come ieri, dopo un aperitivo post-ufficio, stanca e carica di cose, ma con ancora addosso i sorrisi e le chiacchiere delle mie amiche. Posteggio l’auto, scarico tutto e diversamente dal solito salgo in ascensore. Con tutta la roba che ho fra le mani, ci manca solo che mi ribalti tra il terzo ed il quarto piano! Arrivata all’ultimo esco sul pianerottolo e penso a quanto bello sia poter vedere il cielo oltre i tetti, soprattutto con i colori che solo un tramonto estivo può regalare. Respiro e sentendomi piena di gioia, faccio senza fatica gli ultimi metri verso la porta di casa. Il solito rumore dei tacchi scandisce in successione il tappeto rosso, il cactus, poi quello arancione e il nano sul davanzale di "quelli del secondo". Un paio di metri ancora ed ecco il suo vaso e tutt’intorno il profumo del basilico. In un lampo ripenso a quella sera… "So fare un sugo di pomodoro e basilico squisito, dovresti assaggiarlo! Se ti va una volta potrei invitarti a cena." Sorrido tra me e me. Ancora mezzo passo ed eccomi davanti alla porta. La sua. Come sempre è spalancata ("Spero non ti dia noia, ma con questo caldo! In fin dei conti, noi che siamo infondo possiamo approfittarne…"). La cosa un po’ m’imbarazza, mi sento costretta. Da una parte vorrei vederlo, dall’altra preferirei raggiungere il mio ingresso, infilare le chiavi nella toppa e scomparire in casa inosservata. E’ che il suo sguardo è sempre così disarmante e alle volte mi sento quasi come se fossi nuda!
Passo avanti, getto uno sguardo. La luce e la tele sono accese, ma salotto e divano sono vuoti. Sospiro di sollievo. Finalmente arrivo davanti alla mia porta ma come al solito tardo a trovare le chiavi. Benedetta Mary Poppins! Per cercarle meglio poggio tutto a terra e continuo a rovistare nelle posizioni più strane. Mi ritovo curva su me stessa, quasi con la testa dentro la borsa e in bilico su un solo tacco, quando sento la sua voce dire: "Ciao bellissima!". Dentro di me esclamo "C***o!", ma con un sorriso di falsa sorpresa rispondo: "Ma ciao!"
"Al solito, le chiavi, eh?!"
"Eh già! Sono un disastro." E nell’affanno della ricerca tento di evitare il più possibile il suo sguardo.
Sorridendo, "Com’è andata la giornata? Arrivi dritta da lavoro?"
"Bene grazie! Dopo l’ufficio mi son fermata con delle amiche per un aperitivo. E tu?"
"Benone. Ero di là che sistemavo una cosa e ti ho sentita passare"
Ed io fra me e me: "Che casualità!"
"Posso offrirti un caffè?"
Nella mia testa: "Accidenti!". "Ti ringrazio, sei molto gentile, ma dopo tutto il giorno in giro, quello che vorrei ora è una bella doccia. Magari un’altra volta."
E lui: "Ma certo, quando vuoi. Immagino sia molto stanca, quindi non insisto."
Finalmente trovo le chiavi: "Eccole!"
Lui scoppia a ridere: "Ma metterle in una tasca a parte no?!"
"Sì, hai ragione. E’ che alle volte mi si scombussola tutto, ho troppa roba in giro!"
"Va bè, meglio così. Almeno ho quei 20 secondi in più per parlarti"
Eccola qui, non poteva mancare. La frecciatina quotidiana è arrivata. Sorrido imbarazzata come una bambina di 5 anni e lo guardo. Vorrei controbattere in modo simpatico e altrettanto diretto, ma come sempre non riesco. Mi perdo nell’azzurro abbagliante dei suoi occhi e noto nuovamente come sia bello. Proprio come quella sera del sugo pomodoro e basilico. Proprio come tutte le altre sere. In jeans e maglietta bianca, scalzo e appoggiato allo stipite della porta. Mi chiedo: "Ma uno come te non ha di meglio che dar la caccia ad una come me, che in questo preciso momento storico è il disastro umano peggiore che si possa trovare?"
Sconfitta, gli sorrido ancora. "Buona notte allora"
"Buona notte a te e cerca di riposare. Magari ci si ribecca domani. Spero!"
"Sì dai, a domani"
Entro in casa stanca come se avessi lottato in guerra. Una guerra contro un sorriso, una voce, uno sguardo che sanno devastare. E non perché malvagi, ma perché belli, semplicemente splendidi. Ammetto che alle volte mi tolgano quasi il fiato, eppure non so darmi pace, o meglio, non so trovare la pace necessaria per apprezzarli come meriterebbero. Poi mi calmo, butto di nuovo tutto a terra e respiro.
Chissà quando un semplice scambio di battute con una persona dell’altro sesso smetterà di provocare in me reazioni tipiche di una bimba dell’asilo? Chissà quando le mie due personalità faranno pace e tornerò ad essere una, unica e coerente? Quand’è che tornerò ad essere quella di sempre e, sopratutto, quand’è che questa ferita smetterà di bruciare?
Poi smetto un attimo di pensare e per un istante mi rendo conto che il cuore stia battendo un po’ più forte. Sensazione strana, era da tempo che non succedesse. Batte più forte e non fa male. Non ci posso credere! Che stia davvero tornando alla vita?
Nel frattempo sento la porta dell’appartamento affianco chiudersi… E già, era proprio una casualità! Apro la finestra della cucina, quella che dà sul pianerottolo e mi arriva una zaffata di basilico… Adoro le case di ringhiera!

10. Dal diario del 1 luglio 2008, ore 23:30

Tutto il giorno in università con la mia amica D. Tutto il giorno che mi ripeto: "Quando arrivo a casa aggiorno un po’ il diario".
Poi al ritorno ero così stanca e con poca voglia… C’è voluto un articolo di Glamour, un Sex diary sul numero di maggio, per farmela tornare.
Quindi, dicevo… Tutto il giorno fuori… Nonostante la sensazione di gonfiore, questa mattina mi sono sentita bella e femminile. Per strada passo deciso e fiero e, neanche il tempo di arrivare da casa alla fermata, che incrocio un tipo non male in giacca e cravatta. Sento il suo sguardo addosso e, quasi a farlo apposta, alzo gli occhi e li pianto dritti nei suoi. Due istanti, niente di più. Giusto il tempo di passare l’uno al fianco dell’altra, ma in tutto questo un’intensità e una tensione pazzesche ed io mi sono sentita viva nel vero senso della parola. Inizio di giornata più che positivo direi!
Poi arriviamo in università. Gli sguardi dei ragazzi puntati addosso mi fanno piacere, mi fanno sentire bene.
Dopo un po’ che abbiamo preso posto, al tipo affianco cade un foglio. Io mi chino a raccoglierlo e restituendoglielo ritento la stessa tecnica: lo fisso dritto negli occhi. Questo giro avverto meno tensione ma lui sembra apprezzare e comunque è proprio niente male.
Sarà che ho poca voglia di studiare, ma dacché l’ho visto mi sono persa in tutta una serie di pensieri… Alla fine però se ne va via col suo amico e più nessuna scintilla.

Ore 17. Sono di nuovo in biblioteca. Una fatica bestia per concentrarmi un minimo e la mente che vaga… Questa volta però verso un pensiero ben concreto: voglio s*****e! Ho bisogno e voglia di una sana dose di BUON sesso… E vista quella che da tempo è la mia vita affettivo-sessuale, troverò mai pace in tutto questo?

E poi eccomi qui a casa. Come dicevo all’inizio, ho letto un pezzo su Glamour sul quale ci sono 3 sex diary. Il primo è quello di una single con un vita tutto sommato normale, eppure penso: "Beata lei che è libera di far quel che vuole!". Il terzo lo trovo un po’ deprimente: una donna in carriera sommersa dagli impegni e con poco tempo per l’intimità. Il secondo però… Coppia sposata da poco. Tanto desiderio, altrettanta intesa e, soprattutto, orgasmi (e non solo di lui).
Quando penso a queste cose mi deprimo: cosa sarà di me e di noi domani? Andando a vivere insieme riscopriremo il desiderio e la complicità di una volta, o l’intorpidimento che sento adesso è solo un preambolo? Finirò per essere la mamma di famiglia inappagata e repressa, o finirò per cercare soddisfazione dagli altri? In fin dei conti, nonostante gli anni che passano io continuo ad amarlo da morire, ma a livello fisico-sessuale non è che sia così enusiasta.
Vorrei solo una botta di vita! Le farfalle nello stomaco, le orecchie che fischiano e le tempie che pulsano per il desiderio… Vorrei un uomo che mi ecciti e non uno che a tratti mi deprima. Vorrei stringere un corpo che mi faccia letteralmente perdere la testa e vorrei non abbandonarmi a viaggi paralleli mentre facciamo l’amore.
Vorrei un sacco di cose e in tutto questo non posso che chiedermi, ancora una volta con una lucidità tremendamente tranquilla, se la vita prima o poi non abbia in serbo nuove sorprese.