33. Non mi basta

…E’ quel che gli ho detto ieri, col viso rigato di lacrime e la voce rotta dai singhiozzi.

Cosa mi sta prendendo? Mi sento così apatica… Come se un velo leggero scendesse ad attutire ogni sensazione ed emozione. Mi arrabbio, gioisco, rido e mi entusiasmo con la stessa intensità di sempre, solo che poi tutto si smorza e ritorno in una specie di limbo, in quell’eterna attesa che scandisce il vuoto tra un istante e l’altro… Incolore è la parola che più mi si addice, ed è la stessa che ho pronunciato così tante volte in quest’ultimo anno. Troppe.

 

"Non mi basti" è quel che gli ho detto, lasciando che tutte le sensazioni fastidiosamente sbiadite si liberassero in pianto.

E Lui cos’ha fatto? La risposta, come sempre, è stata quella che solo Lui sa dare…

Ha sorriso commosso e con gli occhi umidi mi ha stretta forte nel suo abbraccio. Poi mi ha sussurrato nell’orecchio: "Ti ricordi qualche mese fa, quando stavi male? Eravamo al telefono, a centinaia di kilometri, e tu mi avevi chiamato disperata perché avevi bisogno di me. Ti avevo promesso che avremmo risolto tutto insieme. Che avrei fatto il possibile per realizzare al più presto i nostri progetti, e che avremmo cercato casa… Lo ricordi? Perché io non l’ho dimenticato. E ti chiedo scusa se in questo momento non sono materialmente in grado di farlo, ma sappi che non penso ad altro. Avremo la nostra casetta per stare sempre insieme. Io mi prenderò cura di te, e vedrai che finalmente staremo bene. Starai meglio. Ti prego, devi crederci. Starai meglio."

 

Ed io certo che ci credo, perché non aspetto altro. E se così non fosse, allora vivere non avrebbe alcun senso. Non mi resta che aspettare e nel frattempo ripetermi che ci credo, che starò meglio. Che ho tutto ciò di cui ho bisogno per essere felice e che se voglio star bene, basta volerlo. Tutto pian piano si risolve. Basta volerlo.

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4. Limbo

Sono giorni che passo di qui, vorrei scrivere e non ci riesco. Perché in realtà non trovo niente di significativo, niente per cui valga la pena.
Sto cercando di guardare meglio dentro me stessa e di ascoltarmi per capire cosa ci sia che non va, perché mi ritrovi come sdoppiata in due.
Un lato di me apprezza e si sta godendo un traguardo raggiunto con impegno e fatica, e tutto quello che in più la vita a scelto di donarmi generosa.
L’altro lato invece resta immobile a guardare, incapace di gioire, di ricevere, di reagire.
Come si può esternare qualcosa a cui non si sa nemmeno dare un nome?
Mi sento incolore, inerme, demotivata, inetta.

3. L’insostenibile pesantezza di una falsamagra

1 metro e 70 di altezza per 57 kg di peso. Una taglia che dalla precedente 44/46 è scesa a 42/44.
19,72: l’indice di massa corporea parla chiaro, sono più che nella norma. Anzi, se vogliamo si può osservare come, all’interno del range di "normalità", sia più vicina al limite inferiore che non a quello superiore. Eppure a me non basta.
Un viso molto bello anche se un po’ segnato dall’acne (fortuna che anche se non fa miracoli esiste il Double Wear!). Un corpo niente male. Braccia lunghe e sottili (un po’ troppi peli, ma per quelli c’è sempre la cera), belle spalle, bella schiena e un buon tono muscolare. Le gambe non sono fini come vorrei (quei polpacci muscolosi proprio non mi piacciono sui tacchi!) ma hanno comunque una bella forma. In ogni caso restano sempre le mani, quelle si che sono stupende!
Il tutto è reso ancor più affascinante e particolare dall’esotico miscuglio che mi scorre nelle vene.
Oggettivamente dovrei ritenermi molto fortunata. Da sempre so di godere dell’ammirazione di molte/i e (purtroppo) dell’invidia di altrettante. Ma se devo dire quello che provo soggettivamente, la parola giusta è inadeguatezza.
Intimamente insoddisfatta, l’ipercriticismo mi ha sempre portata ad un atteggiamento drastico nei confronti di me stessa. Negli ultimi mesi ero riuscita a sfruttare la cosa positivamente. Non ti piaci? Bene, allora impegnati: una dieta sana ed equibrata e tanto movimento! Ero soddisfatta e appagata: gradualmente vedevo i risultati e le rinuncie erano equamente ricompensate di tanto in tanto. Tuttavia, ammetto che il cibo e le calorie fossero il pensiero fisso di tutta la giornata.
Poi le vacanze di Natale a cui è seguito un periodo di forte stress. Un’abbuffata via l’altra e il nascondersi dietro al pensiero di essere comunque in forma. Non ho mai capito perché col cibo per me sia un attimo arrivare all’eccesso.
Le settimane successive sono state un’altalena che per fortuna mi ha permesso di rimanere stabile (anche perché per me non è facile ingrassare sul serio), ma non di dimagrire. E questo per me è un dramma.
Così, sempre in preda all’insoddisfazione, ho alternato momenti di dieta più o meno drastica a sfoghi sfrenati, e negli ultimi giorni ancora giù a divorare cibo senza neanche sentirne il sapore. Giusto per il gusto di sgranocchiare e con la sensazione di non poter smettere.
Con le abbuffate sono cresciuti anche il pensiero e la preoccupazione per la cosa ed ho cominciato a cercare una risposta. Perché sto facendo questo? La mia vita va sempre esattamente come dovrebbe andare, le cose storte finiscono per tornar dritte, di cos’è che sei insoddisfatta? Dicono che abbuffarsi di cibo serva a compensare, ma cosa? Io ho tutto. Una relazione stabile, una famiglia che (anche se non è come quelle della Mulino Bianco) mi ama e mi sostiene, degli amici e una vita finalmente mia. E allora cosa c’è che non va?
So che potrò sembrarvi una capricciosa viziata lanciatasi in un futile monologo, che si pone problemi da niente quando la soluzione sarebbe così semplice. Ma vi assicuro che per me non è affatto facile, è palese che veda di me un’immagine distorta e questa cosa non mi da pace.
Sempre alla ricerca di risposte, ieri mi sono imbattuta in un sito sui disturbi del comportamento alimentare. Alla voce "autodiagnosi" sono sprofondata nella lettura. Dunque, non è anoressia nervosa perché mangiare, mangio e non sono sottopeso, ma fin qui ci arrivavo da sola (la cosa grave però è che, nell’escludere i sintomi, ho sentito dentro una vocina dire debolmente "purtroppo"). Non è nemmeno bulimia perché non vomito (non sono in grado di fare nemmeno questo). A quanto pare si tratta di binge eating disorder: abbuffate/assenza di vomito/senso di vergogna… Binge, finalmente il mio nemico ha un nome!
Mi sono sempre ritenuta molto forte e non ho mai dato troppa retta a queste cose che non mi riguardavano. Ora però mi sento in uno stato di forte confusione, il cibo e la linea sono un pensiero fisso e ho paura possano diventare un problema serio.
Ieri stavo così male da volerne parlare con qualcuno, ma poi il "terrore di essere aiutata" e di "metter la pulce nell’orecchio" a chi mi sta accanto mi ha impedito di farlo. Ho pensato ad uno specialista ma mi sono sentita stupida e ho soffocato il tutto in pianto.
In fin dei conti vorrei solo sentirmi libera e serena. Peccato che però questo mi sembri avverabile solo una volta veramente magra, snella e leggera.

1. Primo post

E così nasce il mio nuovo blog, in un momento di alti e bassi, mentre la vita mi da tutto ma in realtà dentro piango. Davanti agli occhi tutti i colori, i profumi e i sapori splendidi della primavera. Dentro l’insostenibile pesantezza dell’essere e il timore di star smarrendo me stessa per la via sbagliata, alla ricerca di cose sbagliate. Parlarne con qualcuno mi farebbe star meglio, ma ammetto di non voler essere aiutata. E nel frattempo s’insinua il sospetto di star peggiorando, di star viaggiando oltre a gran carriera. Diretta là dove i pensieri diventano fisse e il dubbio genera terrore. Così oggi nasce il mio nuovo blog. Perché se davvero non voglio parlarne, almeno scrivere potrebbe essere il giusto sfogo.