57. Wish

E dopo un buongiorno tanto intenso quanto inaspettato, dopo una domenica da favola passata a cavallo del vento, intrecciando gesti con due occhi che, mai l’avrei detto, sanno rapire… Come se tutto questo non bastasse, una vecchia porta che si riapre. La luce fende l’oscurità pian piano, così sottovoce che il cuore riprende a battere senza correre il rischio di scoppiare.

Una voce dissolve l’etere ed il desiderio che flebile si riaccende.

 

"Ti aspetto nel mio regno", le disse il Principe.

 

E fu così che la piccola cenerentola alzò lo sguardo, e scorse di nuovo i suoi sogni nuotare nell’aria.

52. Spiegamelo tu cos’è

Felicità raggiunta, si cammina

per te sul fil di lama.

Agli occhi sei barlume che vacilla

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase

di tristezza e le schiari, il tuo mattino

è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.

Ma nulla paga il pianto di un bambino

a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

 

Dopo mille istanti e altrettanti sospiri, vengo a chiederlo a te. Spiegamelo tu cos’è questo nodo che più stringe ad ogni respiro, questo peso che il sole non scioglie.

Chi sei tu? Cosa vuoi? Perché?

O forse dovrei rivolgerle a me queste domande. Ai pensieri che non si lasciano imbrigliare, al cuore che si ostina a trovar ragione in gesti fuori da ogni logica.

Chi sei tu, per avermi strappato il fiato? Potresti almeno tornare a restituirmelo?

Non sono il tipo di persona che butta via foto e chiude le porte, ma con te è tutto diverso. Tu sei diverso. E maledico il giorno in cui ti ho incontrato.

Sei quello sguardo letale e tutti i battiti che non riuscirò mai a contare,

sei il primo pensiero inconscio, l’ultimo, e tutto quello che sta nel mezzo.

Sei ogni sigaretta spenta e poi riaccesa.

Sei questa irrequietudine nello stomaco che non ho modo di placare.

Sei quel che non ha motivo, ciò a cui non ho diritto. E allora perché?

Perché ti vorrei così tanto? Perché ti cerco e non mi do pace?

Te lo chiedo in ginocchio, ti prego, datti un nome.

Perché etere è solo nido e nascondiglio. Desiderio è ricordo nitido e tormento.

E il nome che pronunciano in tanti non lo voglio.

Felicità raggiunta, è così che ti chiami? No, di certo questa non è felicità. E poi può dirsi raggiunto ciò che sfiori solo in punta di dita?

O forse sì. Perché dopo aver toccato la felicità estrema, sopraggiungono assenza, vuoto e attesa.

 

Oggi, per l’ennesima volta, senza neanche tenere in mano i fili, fai di me il tuo burattino. Il mio bello e cattivo tempo.

Esaudirò di nuovo il destino, aspetterò che passi.

Ma ora prendo e vado fuori. Niente lacrime. Non oggi.

 

Guarda questo cielo scuro

mentre attraversi strade senza case,

strade senza le persone: è la tempesta

che si avvicina e toglie le radici

dalla terra, che si abbatte, che ti annienta.


Dimmi che mi ami, che senza me

sei niente, che questo fianco si restringe

senza il mio corpo affianco. Dimmi

che non c’è tregua, che non c’è

una soluzione, come non si può

fermare il mare che contro al molo

s’apre e porta con sé tutto quello

che era stato: terra dalla terra

carne dalla carne ad attraccare.

Matteo Fantuzzi

 

 

 

51. Insubordinazione ormonale

Se la notte prima di dormire mi rigiro sospirando fra le lenzuola, ci sarà un perché. Se ultimamente il mio ventre pulsa ed il mio "basso" radar è acceso, ci sarà una spiegazione. Se in giro, più che camminare, sfarfallo; se io (che di solito tiro dritto in occhiali da sole) per strada pianto radiograficamente gli occhi in quelli dei passanti di sesso maschile, ci sarà una ragione. Se in pausa caffè sono più prodiga di sorrisi e meglio disposta a due chiacchiere ulteriori, se passeggiando con le amiche rido più sguaiata di una tredicenne, se…

Se oggi in conferenza, anziché seguire l’interessante discorso del relatore, ero persa nei miei cazzi (e che cazzi!), ci sarà uno stracazzo di motivo (perdonatemi la ridondanza).

Eppure, pare che se non esponga un cartello, le persone intorno non capiscano. O meglio, tutte meno che i possibili interessati.

Cosa succede? Succede che vengo fuori da anni di austerity, di performance nel letto di basso profilo. Succede che prima dovevo esser fedele ed ora sono pericolosamente ed euforicamente sfidanzata.

Succede che il solo bello (im)possibile trovato per strada negli ultimi mesi, mi abbia piacevolmente sollazzata in una camera d’albergo e poi lasciata a metà. O quasi.

Succede che è troppo che non batto e il chiodo sta diventando fisso.

Mai come in questo momento vorrei gettarmi nel letto del primo uomo aitante incontrato per strada. E invece…

Invece, c’è quello che si perde troppo nelle moine, l’altro che potrebbe andare, mai poi si rivela peggio di un adolescente imbranato. Per non parlare di quello che si perde e basta.

Cosa devo fare, scrivermelo a caratteri cubitali in fronte o sulle tette che madre natura non mi ha donato? Vo-glio-sco-pa-re ! ! !

Non chiedo molto. Basta rientrare nei miei gusti, neanche troppo difficili (in questo momento poi meno del solito, visto lo stato di necessità). Nessun impegno, pochi preamboli (ma i preliminari, quelli sì). Toglietevi dalla testa anelli di fidanzamento (ne ho avuti un paio e ora non so più che farmene), tira e molla, vacanze coi vostri nella casa al mare (a meno che non siano per fornicare tutto il tempo nella stanza accanto). E, soprattutto, zero domande. Mi avete scocciato con le richieste di permesso: agite e basta!

Sono qui, non vedete? Voglio semplicemente essere ribaltata come un calzino. Avete il mio beneplacito per far di me ciò che volete. Il permesso per sedurmi e poi abbandonarmi il giorno dopo sotto le lenzuola. Non pretendo neanche la colazione a letto, quella me la godo di più da sola.

Dove sono finiti gli uomini, quelli veri? E’ giunta l’ora di tirar fuori le palle, miei cari. E non solo in senso lato.

 

Perdonatemi termini e toni, ma diversamente non renderebbero e l’ormone insubordinato in questo momento non perdona.

[E fu così che anche la Lolla decise di censurare il suo blog, causa contenuti palesemente espliciti.]

48. Smile

Qualche giorno fa un invito nato dal niente per due chiacchiere piacevoli ed un bicchiere di buon vino. Lanciato lì nella maniera più leggera e spontanea. Senza impegno, ma con interesse.

Ed io mi son chiesta come potrebbe più essere buono il vino, dopo la fiaba vissuta in quel luogo chiamato Desiderio.

Per un istante torno a vedere i lampadari di cristallo sullo sfondo, le lunghe tovaglie, i mobili bianchi… Chi altro potrebbe ammaliarmi mai, dopo aver giocato di seduzione attraverso un vetro, dopo aver intrecciato dita, calore ed etere, con le sue?

Con la massima disillusione ringrazio. Uno di questi giorni ci andrò, ma consapevole che non esista titolo o blasone che possa tener testa al principe azzurro.

 

Poi stamane un sms. Hai visto che cielo? Che ne dici di una passeggiata al parco?

Sarà stata la sorpresa, sarà il sole che torna timido a risplendere fuori dalla finestra. Sarà stata la notte al telefono col non-amico di sempre, che mi ha chiarito alcune cose. Sulla neve, i principi azzurri, e tutto ciò che sta al di sopra di noi. Insomma, non so cosa sia stato, ma questo signor nessuno mi ha strappato di bocca ben tre sorrisi e qualche battito di cuore.

 

Oggi non potrò andare al parco, ho troppe cose urgenti da fare. Ma il signor nessuno è lì che aspetta, non ha fretta, e dice, raggiante, che quasi quasi gli è sembrato di vederlo il mio sorriso.

44. Wish

Ci sono periodi in cui gli oscuri giochi del destino ti legano ai fili di una vita altrui. Priva di una spiegazione, senza un motivo concreto, ti ritrovi a cavallo tra la tua realtà e quella di qualcun altro senza neanche averlo chiesto. Semplicemente, hai risposto ad un invito ricevuto all’improvviso. Facendoti piccola, sei entrata in punta di piedi attraverso una porta e, dopo un’accoglienza con mille feste, ora ti ritrovi da sola in una grande casa vuota.

 

C’è un particolare momento della giornata in cui, anche involontariamente, il mio pensiero vola altrove e ripete lento i gesti di una quotidianità che non conosce.

 

Le lancette dell’orologio terminano un altro giro e ci si ritaglia uno dei rari momenti di pausa dal lavoro. Le chiavi di casa restano sulla scrivania, tanto dopo si torna indietro. Giusto il telefono, il giubbotto e via, verso mille saluti, altrettante adulazioni ed un mondo fatto in buona parte d’ipocrisia.

 

C’è un luogo chiamato Desiderio dove il bianco candore dei mobili è attutito da luci soffuse. Cuscini morbidi, tovaglie lunghe fino ai piedi e mille voci in sottofondo. 

Lui si farà strada fra innumerevoli sorrisi con lo charme e la sicurezza che solo un principe può avere. Lei lo seguirà quasi stordita da tanto bagliore, si farà piccola, ma sederà nobile.

Si scambieranno così un po’ di vita, tra due coppe di nero d’Avola e del buon cibo portato alle labbra con le dita.

 

Ed il tempo che corre come se tutto non dovesse mai finire, con quegli occhi che, sorridendo, sembrano porgere una limpidità riservata a pochi.

E si sente onorata, lei, piccola cenerentola senza pretese.

 

Arriva poi il momento di tornare indietro.

Escono sotto braccio, portandosi via un po’ di desiderio per mano, per dirigersi in un altro luogo chiamato etere.

Le luci lì sono meno soffuse, l’aria intorno non è più pregna dello stesso candore. Il parquet sotto i piedi crepita ad ogni passo ed ogni cosa è magica.

 

"Benvenuta nel mio regno"

 

E la notte prosegue avvolgendoli nel suo lato più profondo, l‘altro lato, fatto di mani fra i capelli e sguardi attraverso un vetro.

E si sente onorata, lei, piccola principessa della notte. Ma respira a fondo perché sa che non potrà durare.

Così trascorrono le ore, una canzone dietro l’altra, fino a che i piatti non si fermano. I dischi tornano nelle loro copertine, i microfoni si spengono e le lancette segnano l’inizio di un nuovo giorno.

 

"Vieni con me. Ti riporto a casa"

 

Salgono in carrozza e corrono via fra le luci della notte. Respira a fondo la principessa, sa che sta per tornare nella sua bolla di sapone, mentre i cavalli instancabili galoppano fieri nell’oscurità.

Arrivano al portone, la principessa sorride e scende. E, varcata la soglia, torna alla vita di sempre, una semplice cenerentola.

 

C’è un particolare momento che aspetto per tutta la giornata. Al calare delle tenebre mi disconnetto dal mondo e mi preparo a rientrare nell’etere. Accendo l’oscurità con tremule candele, smetto di fare qualsiasi cosa e torno con la mente in quel castello.

Non c’è più il suo padrone, non si fa vedere, ma basta il suono della sua voce ad infondere calore. E tutto torna ad accendersi, il candore bianco dei mobili e le luci soffuse. La magia pervade ogni cosa, lo scintillio negli occhi riprende vita.

 

E verrebbe da cercar risposta a mille domande, ma è meglio restare immobile.

Preferisco tornare, in silenzio, in quel posto chiamato Desiderio.

 

33. Non mi basta

…E’ quel che gli ho detto ieri, col viso rigato di lacrime e la voce rotta dai singhiozzi.

Cosa mi sta prendendo? Mi sento così apatica… Come se un velo leggero scendesse ad attutire ogni sensazione ed emozione. Mi arrabbio, gioisco, rido e mi entusiasmo con la stessa intensità di sempre, solo che poi tutto si smorza e ritorno in una specie di limbo, in quell’eterna attesa che scandisce il vuoto tra un istante e l’altro… Incolore è la parola che più mi si addice, ed è la stessa che ho pronunciato così tante volte in quest’ultimo anno. Troppe.

 

"Non mi basti" è quel che gli ho detto, lasciando che tutte le sensazioni fastidiosamente sbiadite si liberassero in pianto.

E Lui cos’ha fatto? La risposta, come sempre, è stata quella che solo Lui sa dare…

Ha sorriso commosso e con gli occhi umidi mi ha stretta forte nel suo abbraccio. Poi mi ha sussurrato nell’orecchio: "Ti ricordi qualche mese fa, quando stavi male? Eravamo al telefono, a centinaia di kilometri, e tu mi avevi chiamato disperata perché avevi bisogno di me. Ti avevo promesso che avremmo risolto tutto insieme. Che avrei fatto il possibile per realizzare al più presto i nostri progetti, e che avremmo cercato casa… Lo ricordi? Perché io non l’ho dimenticato. E ti chiedo scusa se in questo momento non sono materialmente in grado di farlo, ma sappi che non penso ad altro. Avremo la nostra casetta per stare sempre insieme. Io mi prenderò cura di te, e vedrai che finalmente staremo bene. Starai meglio. Ti prego, devi crederci. Starai meglio."

 

Ed io certo che ci credo, perché non aspetto altro. E se così non fosse, allora vivere non avrebbe alcun senso. Non mi resta che aspettare e nel frattempo ripetermi che ci credo, che starò meglio. Che ho tutto ciò di cui ho bisogno per essere felice e che se voglio star bene, basta volerlo. Tutto pian piano si risolve. Basta volerlo.

28. Venticinque ottobre

E dicono che se ci sei anche tu
sembro meno nervosa…
E’ che mi togli i nervi e te ne vai.
So solo che la curva del tuo collo
è il posto più perfetto che ci sia
per questa fronte
e se mi abbracci è come entrare in casa
sapendo che non ci si può restare…

Isabella Leardini

Questa è per te, mia sospirata Poesia. Per te che sei tutto e men che niente; la più dolce illusione che la ragione mi abbia mai saputo dare. Per ogni istante rubato al tempo, ogni respiro, ogni sussulto, e tutto il sonno che mi hai sottratto.
Questa è per te che mi abbracci e non ti lasci afferrare, per la tua eterea inconsistenza che puntuale mi distoglie dalla realtà. Per tutti i discorsi, i sorrisi e pensieri; per ogni battito d’ala e fremito di cuore.
Per tutte le notti ed i giorni passati insieme a ridere, scherzare e fare l’amore. Per te che sei la mia ispirazione, la più logorante visione, la malattia più soave.

A te che sei (niente di) tutto questo. Tutto ciò che vorrei ma non posso avere.
Oggi è il tuo compleanno ed io ti festeggio.
Brinderò all’uomo che (non) sei, e tu nemmeno lo immagini.
Celebrerò il tuo giorno cercandoti, come sempre, nei nostri luoghi. Immerso in uno dei tanti viaggi che solo tu, splendido avventuriero, alla vita sai strappare.