22.

…O forse non è vero niente ed è tutta un’illusione. Forse voglio solo convincermi che vada tutto bene e che certi comportamenti non siano più parte di me, quando la realtà è che alle 2:21 di notte ho mangiato così tanti biscotti da aver la nausea. Non è più come prima, non mi terrorizza come capitava allora, ma da qualche settimana sta ricominciando a succedere troppo spesso per i miei gusti.
E sempre di nascosto, con la paura e la vergogna d’esser vista. Poi il giorno dopo quasi non riesco neanche a raccontarlo a V.
Che diavolo mi prende? Semplice mancanza di volontà e determinazione o un ritorno all’inferno?
So solo che mangio, mangio, mangio per colmare cosa non lo so. Ammesso che ci sia qualcosa da colmare, perché davvero non sono ancora riuscita a capirlo. Sono semplicemente stufa e delusa di me. Una stupida, ecco cosa. Me lo voglio gridare da sola: "Sei una stupida!"

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20. Ditemi che sono stupida!

Fatelo, vi prego! Per l’ennesima volta sono qui, quasi alle 2 di notte, che ho appena divorato dolci, biscotti, schifezze e pasticcini… E per colmare cosa?! Va bene lo stress, la pressione e tutti gli impegni, ma poi basta! A tutto c’è un limite. Mentre alle volte mi ritrovo catapultata in questo circolo vizioso in cui la mancanza di volontà la fa da padrona e ad ogni sgarro mi sembra di essere sempre più irrecuperabile. Eppure lo so che non è così, perché l’hai visto mille volte Lo’ che non è uno sfogo di tanto in tanto a mandare tutto all’aria. Ma fino a che la smania non mi passa non c’è niente da fare, ed io non voglio ricominciare a star male, non voglio riprendere la tangente delle abbuffate, dei digiuni, delle fisime mentali, quelle serie.
Perciò gridatemelo che sono una stupida, vi prego. Schiaffeggiatemi, pizzicatemi, insultatemi, ma per favore, ridestatemi!

9. Dal diario del 17 giugno 2008, ore 10:24

Serata alla scrivania e, ancora una volta, persa in stupide logiche matematiche, nel timore di calcoli vuoti.
Davanti una tazza di caffé vuota con le rimanenti briciole di 2 biscotti, e uno yogurt che vorrei, potrei, ma… Una vocina recondita mi dice sia di troppo.
Così come ieri sera a cena. Una banana, una pesca, mille indugi per mandar giù uno yogurt con cereali, seguito a fatica da una merendina per tappare il buco. Poi esco e al rientro a casa, ancora fame… Una fetta biscottata. Avrei voluto altro ma alla fine ho lasciato perdere. Dentro il lieve rimorso ed il pensiero che avrei potuto far meglio, che avrei potuto fare di meno.
Non capisco, negli ultimi giorni andava tutto così bene…
Tutto questo per 98 stupide kcal ieri, 62 oggi… Alle volte vorrei non essere in grado di contare!

6. Reset

Oggi, dopo 3 lunghi mesi d’assenza, ho deciso di fare il mio ritorno qui.
C’ho pensato a lungo e i dubbi sono stati tanti. Forse un po’ troppi, forse un po’ eccessivi… Dopotutto non si tratta mica di un mutuo!
Solo che mi son chiesta se avessi voglia di far le cose fatte come si deve e con costanza. Già, perché ho sempre ammirato i Bloggers seri, quelli con la B maiuscola! E poi, soprattutto, mi son chiesta se avessi seriamente voglia di mettermi a nudo sotto gli occhi di tutti.
Questa volta, infatti, il desiderio di sfogo è diverso da quello che sentivo il 20 marzo, mentre scrivevo il mio primo post. In quel momento stavo annegando in quello che ad oggi potrei definire il peggior basso della mia vita. Ero letteralmente disperata, vedevo tutto nero, e questo blog è stato una delle poche speranze a cui aggrapparmi, l’unico modo per cercare conforto e riversare tutta la negatività che mi dilaniava.
Ora, invece, sto molto meglio. In questo periodo di silenzio ho cercato di riprendermi i miei tempi e i miei spazi. Sono tornata a vivere serenamente e ho più o meno fatto pace con me stessa e con il mio corpo. Certo, le fisime da dca non te le lasci alle spalle in così poco, ma almeno ho ritrovato il mio equilibrio; e, se è vero che l’esperienza insegna, almeno ora so bene perché non debba mollare e debba impegnarmi a migliorare ogni giorno.
Accantonato il "male di vivere", resta però il bisogno di raccontarsi. Ma non mi riferisco ai piccoli fatti della mia cronaca quotidiana, quanto a quelli che mi ronzano in testa senza trovare via d’uscita. Quelle cose che dici fra te e te quando sei sola, o che scrivi su un diario nascosto sotto il materasso… Come c’è scritto "sull’intestazione" di questo blog: Tutto quello che non oso dire, ciò che mi urla dentro e non posso gridare, quello che gli altri fuori non devono sapere… The other side of myself, the dark side of my life.
Ecco, quindi, il motivo per cui faccio il mio ritorno.
Nelle scorse settimane ho provato a farlo, appunto, scrivendo un diario di carta. L’effetto è stato benefico: ci si sente un po’ più leggeri e poi ci si può rileggere. Solo che continuava a ronzarmi in testa il pensiero di questo blog… La possibilità di confrontarsi, di leggere i commenti, di ricevere critiche ma di scoprire anche che in fin dei conti non si è soli. Un po’ come analizzarsi attraverso gli occhi altrui, senza dissanguarsi andando dallo strizzacervelli.
Perciò eccomi qui di nuovo. Ben ritrovati cari stylers!
Volevo giusto dire ancora un paio di cose…
In seguito al "restyle" del mio blog, ho perso purtroppo tutti i commenti. Chiedo venia!!
Inoltre, pensavo fosse più logico e completo ri-iniziare riportando sul blog le pagine del mio diario cartaceo. Spero di riuscire a farlo già nei prossimi giorni e nel più breve tempo possibile.
Detto questo, boh, spero che leggermi vi piaccia. Immagino che i miei pensieri reconditi possano dare di me un’immagine diversa da quella della realtà quotidiana; spero solo di non apparire come una persona negativa! A voi l’ardua sentenza…

Dunque ci siamo! RESET!!  


 

3. L’insostenibile pesantezza di una falsamagra

1 metro e 70 di altezza per 57 kg di peso. Una taglia che dalla precedente 44/46 è scesa a 42/44.
19,72: l’indice di massa corporea parla chiaro, sono più che nella norma. Anzi, se vogliamo si può osservare come, all’interno del range di "normalità", sia più vicina al limite inferiore che non a quello superiore. Eppure a me non basta.
Un viso molto bello anche se un po’ segnato dall’acne (fortuna che anche se non fa miracoli esiste il Double Wear!). Un corpo niente male. Braccia lunghe e sottili (un po’ troppi peli, ma per quelli c’è sempre la cera), belle spalle, bella schiena e un buon tono muscolare. Le gambe non sono fini come vorrei (quei polpacci muscolosi proprio non mi piacciono sui tacchi!) ma hanno comunque una bella forma. In ogni caso restano sempre le mani, quelle si che sono stupende!
Il tutto è reso ancor più affascinante e particolare dall’esotico miscuglio che mi scorre nelle vene.
Oggettivamente dovrei ritenermi molto fortunata. Da sempre so di godere dell’ammirazione di molte/i e (purtroppo) dell’invidia di altrettante. Ma se devo dire quello che provo soggettivamente, la parola giusta è inadeguatezza.
Intimamente insoddisfatta, l’ipercriticismo mi ha sempre portata ad un atteggiamento drastico nei confronti di me stessa. Negli ultimi mesi ero riuscita a sfruttare la cosa positivamente. Non ti piaci? Bene, allora impegnati: una dieta sana ed equibrata e tanto movimento! Ero soddisfatta e appagata: gradualmente vedevo i risultati e le rinuncie erano equamente ricompensate di tanto in tanto. Tuttavia, ammetto che il cibo e le calorie fossero il pensiero fisso di tutta la giornata.
Poi le vacanze di Natale a cui è seguito un periodo di forte stress. Un’abbuffata via l’altra e il nascondersi dietro al pensiero di essere comunque in forma. Non ho mai capito perché col cibo per me sia un attimo arrivare all’eccesso.
Le settimane successive sono state un’altalena che per fortuna mi ha permesso di rimanere stabile (anche perché per me non è facile ingrassare sul serio), ma non di dimagrire. E questo per me è un dramma.
Così, sempre in preda all’insoddisfazione, ho alternato momenti di dieta più o meno drastica a sfoghi sfrenati, e negli ultimi giorni ancora giù a divorare cibo senza neanche sentirne il sapore. Giusto per il gusto di sgranocchiare e con la sensazione di non poter smettere.
Con le abbuffate sono cresciuti anche il pensiero e la preoccupazione per la cosa ed ho cominciato a cercare una risposta. Perché sto facendo questo? La mia vita va sempre esattamente come dovrebbe andare, le cose storte finiscono per tornar dritte, di cos’è che sei insoddisfatta? Dicono che abbuffarsi di cibo serva a compensare, ma cosa? Io ho tutto. Una relazione stabile, una famiglia che (anche se non è come quelle della Mulino Bianco) mi ama e mi sostiene, degli amici e una vita finalmente mia. E allora cosa c’è che non va?
So che potrò sembrarvi una capricciosa viziata lanciatasi in un futile monologo, che si pone problemi da niente quando la soluzione sarebbe così semplice. Ma vi assicuro che per me non è affatto facile, è palese che veda di me un’immagine distorta e questa cosa non mi da pace.
Sempre alla ricerca di risposte, ieri mi sono imbattuta in un sito sui disturbi del comportamento alimentare. Alla voce "autodiagnosi" sono sprofondata nella lettura. Dunque, non è anoressia nervosa perché mangiare, mangio e non sono sottopeso, ma fin qui ci arrivavo da sola (la cosa grave però è che, nell’escludere i sintomi, ho sentito dentro una vocina dire debolmente "purtroppo"). Non è nemmeno bulimia perché non vomito (non sono in grado di fare nemmeno questo). A quanto pare si tratta di binge eating disorder: abbuffate/assenza di vomito/senso di vergogna… Binge, finalmente il mio nemico ha un nome!
Mi sono sempre ritenuta molto forte e non ho mai dato troppa retta a queste cose che non mi riguardavano. Ora però mi sento in uno stato di forte confusione, il cibo e la linea sono un pensiero fisso e ho paura possano diventare un problema serio.
Ieri stavo così male da volerne parlare con qualcuno, ma poi il "terrore di essere aiutata" e di "metter la pulce nell’orecchio" a chi mi sta accanto mi ha impedito di farlo. Ho pensato ad uno specialista ma mi sono sentita stupida e ho soffocato il tutto in pianto.
In fin dei conti vorrei solo sentirmi libera e serena. Peccato che però questo mi sembri avverabile solo una volta veramente magra, snella e leggera.