32. Emptiness

Perché se non sei qui con me mi manca l’aria, e quando non ci sei sembra tutto più vuoto. Perché puoi essere anche a pochi metri, ma per me non è abbastanza. 

Perché il posto più perfetto, il solo posto a questo mondo, è sdraiata fra le tue braccia ed ogni volta che ne sono fuori è come se aria, cielo e terra fossero andati in frantumi.

Dunque come devo chiamarla questa giornata in cui il sole fuori splende, ma ai miei occhi resta invisibile? Come si fa se ho fatica a sopravvivere ad ogni centimetro ed istante che ci separano?

Lo si può chiamare semplicemente (e splendidamente) amore, anche se a tratti fa quasi male? O c’è qualcosa che sta andando oltre il limite, un certo che di morboso, che mi sfugge?

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30.

Cosa succede se ad un tratto il corpo comincia a farsi sentire con delle nuove richieste? Come si fa se, dopo settimane che fila tutto liscio quasi senza il minimo sforzo, si percepiscono delle alterazioni? E, soprattutto, come la mettiamo se l’istinto bolla per partito preso queste alterazioni come sbagliate?

E’ qualche giorno che ho più fame del solito e, visto l’approssimarsi del ciclo, ciò può essere più che normale. Continuo a ripetermi di assecondare me stessa, di agire di pancia. Cerco di ricordarmi che il corpo non è un automa e come tutti ha anche lui esigenze diverse a seconda dei momenti.

Ma cosa devo fare quando, dopo più di un mese di assoluta serenità fisica e mentale, mi ritrovo ad aver timore? Timore degli eccessi, di quello che ho sempre chiamato il mio demone, paura di non saper rispondere in maniera equilibrata ad una legittima domanda corporea.

Il mio fisico chiede ed io rimango pietrificata dal terrore. Dei sensi di colpa, del vuoto assoluto, della compulsività nauseabonda, delle logiche distruttive e dei calcoli sterili, che, anche se da lontano, in questo momento fanno capolino all’orizzonte.

Non capisco ancora se sia una reazione spontanea ad un ricordo troppo traumatico e doloroso o un segno latente della mia vulnerabilità ancora ben viva e presente.

22.

…O forse non è vero niente ed è tutta un’illusione. Forse voglio solo convincermi che vada tutto bene e che certi comportamenti non siano più parte di me, quando la realtà è che alle 2:21 di notte ho mangiato così tanti biscotti da aver la nausea. Non è più come prima, non mi terrorizza come capitava allora, ma da qualche settimana sta ricominciando a succedere troppo spesso per i miei gusti.
E sempre di nascosto, con la paura e la vergogna d’esser vista. Poi il giorno dopo quasi non riesco neanche a raccontarlo a V.
Che diavolo mi prende? Semplice mancanza di volontà e determinazione o un ritorno all’inferno?
So solo che mangio, mangio, mangio per colmare cosa non lo so. Ammesso che ci sia qualcosa da colmare, perché davvero non sono ancora riuscita a capirlo. Sono semplicemente stufa e delusa di me. Una stupida, ecco cosa. Me lo voglio gridare da sola: "Sei una stupida!"

20. Ditemi che sono stupida!

Fatelo, vi prego! Per l’ennesima volta sono qui, quasi alle 2 di notte, che ho appena divorato dolci, biscotti, schifezze e pasticcini… E per colmare cosa?! Va bene lo stress, la pressione e tutti gli impegni, ma poi basta! A tutto c’è un limite. Mentre alle volte mi ritrovo catapultata in questo circolo vizioso in cui la mancanza di volontà la fa da padrona e ad ogni sgarro mi sembra di essere sempre più irrecuperabile. Eppure lo so che non è così, perché l’hai visto mille volte Lo’ che non è uno sfogo di tanto in tanto a mandare tutto all’aria. Ma fino a che la smania non mi passa non c’è niente da fare, ed io non voglio ricominciare a star male, non voglio riprendere la tangente delle abbuffate, dei digiuni, delle fisime mentali, quelle serie.
Perciò gridatemelo che sono una stupida, vi prego. Schiaffeggiatemi, pizzicatemi, insultatemi, ma per favore, ridestatemi!