25. Io detesto il calcio

Sono le 12 e solo adesso, dopo circa 36 ore a rantolare spossata nel letto, riprendo finalmente conoscenza. Ho l’impressione di sentirmi un po’ meglio, ma se non metto al più presto qualcosa sotto i denti potrei svenire.

Questa febbre maledetta ha mandato al diavolo tutti i programmi di questo weekend. Ieri io e V avremmo dovuto passare il pomeriggio insieme e poi dormire da me, visto che la B è tornata a casa per il fine settimana. Invece, ieri mattina mi alzo e non mi sento affatto bene. V avrebbe potuto venire a trovarmi nel pomeriggio, ma fino all’ultimo eravamo convinti che la tachipirina mi avrebbe rimessa in sesto e avrei potuto raggiungerlo come da programma. Quando poi ci siamo resi conto che non sarebbe stato così, lui mi fa (con tono non molto convinto) "Se vuoi vengo da te a cena"; ed io "Ma no, cosa vieni a fare? A vedere me che sono mezza morta a letto? E poi ce la partita… Non fa niente dai, vai pure con gli altri a mangiare la pizza e a veder l’Inter".
Che pacco! L’avrei mangiata stravolentieri anch’io quella pizza e, soprattutto, avrei tanto voluto che venisse, ma viste le condizioni mi sembrava un po’ un capriccio chiederglielo. Solo che poi a quel punto, come sempre, si accende la speranza irragionevole del tipo magari non mi dice niente e alla fine viene lo stesso. E invece no! Oltre a non venire, mi son sorbita tutto il giorno scuse telefoniche del tipo "Mi sento molto in colpa, forse avrei dovuto venire. Mi perdoni? Davvero sono dispiaciutissimo!"
Dunque, non solo sono a casa a scassarmileballe da sola, non solo mi sono vestita e alzata per andare a comprar verdure nonostante le ossa rotte, ma devo anche sentir te che lagni perché per l’ennesima volta hai avuto un’idea giusta e poi non l’hai messa in pratica. Azione, ragazzi! Azione! Ci sono situazioni in cui noi donne non ce ne facciamo un benemerito nulla delle vostre scuse e delle vostre intuizioni mancate. Pensavi fosse meglio venir qui? Bene, allora infilati le braghe e vien su! Oppure non star lì a rompere, prenditi la responsabilità delle tue azioni e sbattitene. Non c’è cosa che mi urti di più dell’indecisione; con i se ed i ma non si fa la storia.

Oggi poi mi richiama: "Buongiorno! Son contento, ti sento meglio. Peccato che oggi alle 17 debba giocare!" Io detesto il calcio! Come se non fosse bastato il duro colpo inflitto da Moggi al mio ormai estinto orgoglio gobbo, mi devo sorbire gli allenamenti infrasettimanali, la partita della domenica (che se poi al ritorno almeno non si lamentasse per i mille dolori, sarebbe solo meglio!), il fantacalcio, anticipi, posticipi ed "estemporanei", i giochi manageriali al computer e i lunghi dibattiti calcistici fra amici (del tipo che quando usciamo il venerdì e sono l’unica donna, mi ritrovo ad un certo punto a parlare animatamente con la mia birra).
E in tutto questo non riesco neanche a prendermela con lui. Perché io sono sempre quella che non sia mai che ti privo dei tuoi interessi e delle tue passioni, e perché infondo infondo so che non lo fa apposta. Semplicemente è più forte di loro, alzano la cornetta ed esordiscono "Bella! Com’é? Hai sentito l’ultima di Mourinho?", per poi stare delle ore, quando l’oggetto della telefonata avrebbe dovuto essere semplicemente a che ora e dove incontrarsi per la solita birra.

Detesto il calcio e, avessimo mai dei figli maschi, spero che si appassionino al nuoto o al basket, così almeno varieremmo un po’ argomento. Peccato solo che, in assenza di un pallone a pentagoni neri ed esagoni bianchi, il mio caro Lui si destreggi benissimo anche negli altri sport (vogliamo parlare delle olimpiadi, durante la quali si dormiva con le gare alla tele in sottofondo?).
E poi si lamentano delle compagne che rompono… Ci sono momenti in cui ho l’impressione che se avessi una forma sferica, mi beccherei più attenzioni. Magari pensateci un po’ su, ragazzuoli cari, chiedetevi il perché di tanta esasperazione. E non veniteci a dire che per noi è lo stesso quando parliamo di moda, perché potremmo essere fashion addicted quanto volete, ma io non ho mai passato intere ore al telefono a parlare con le mie amiche di Jimmy Choo.
Ah, e poi soprattutto, dateci fatti, non pugnette! Delle seghe mentali non sappiamo davvero che farcene.

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18. Buste, carrelli e sorrisi in corsia

Meno male che poi a fronte di giornate come questa e oltre agli esseri umani che sembrano nati per destabilizzare la serenità e l’equilibrio mentale migliori, arrivano le persone speciali, quelle che contano veramente. Loro non han bisogno di parole (non devono essere messe davanti a "liste" di fatti compiuti per capire quello che anche un cieco vedrebbe, per poi annegare in lacrime di coccodrillo e farsi rassicurare più che scusarsi e rimediare), non aspettano spiegazioni. Gli basta un tono di voce piuttosto che un incontro di sguardi per capire tutto. Dopo di che non stanno neanche a chiederti, perché sanno che a volte parlarne e rimuginare è peggio, e non perdono tempo in tentativi inutili di dialogo che sanno cadere a vuoto. Loro mirano e colpiscono dritti al centro, vengono a prenderti e ti portan via, lontano dall’aria pesante e dall’atmosfera inquinata che ti opprimono il cuore. Per farlo non han bisogno di chissà quale meta, gli basta anche solo portarti a far la spesa. Come oggi con V e la B, davvero due amori! Erano da registrare con tutte le loro scemate per strada! Vederli scherzare come fossero amici da sempre è splendido; in questi tempi di magra esistenziale, così tanta spontaneità quasi mi commuove. Tra le corsie del supermercato mi sembrava d’essere la mamma di due bambini neanche troppo cresciuti… Tra i tre io ero l’unica intenta a ricostruire mentalmente la lista della spesa, per loro il carrello e robe varie erano un inutile dettaglio. Se ne son fatte e dette così tante che alla fine ci siamo dimenticati la sola cosa che mancava veramente, la carta igienica. Va bè, per quel che mi riguarda un sorriso non ha prezzo e se questo è quello che devo pagare per ritrovare la pace, ben venga. Per pulirci le terga rimedieremo altro.
Ringrazio il mio angelo custode perché puntuale trova il modo di ricordarmi che tutto passa, che tutto si risolve.
Al rientro poi è sempre un po’ triste… Pensa te se per sorridere devo andarmene al supermercato a far la scema con la frutta e la verdura! E’ davvero spiacevole realizzare che a me, a noi, basti così poco, mentre a te non son bastati neanche 9 mesi per capire come giri il mio universo. Pazienza, saprò farmene una ragione, e meno male che io ho un angelo custode, degli amici e una vita reale sotto la luce ed il calore del sole. Quando ti deciderai ad uscire dal letargo e spegnere i tuoi sogni artificiali magari ne riparleremo. Io nel frattempo continuerò volentieri a far l’autoscontro tra carrelli in corsia.