109. Talee

A questo punto della storia, vorrei poter chiamare i miei e avere il coraggio di rispondere “no, per niente” almeno una volta.
A questo punto della storia, vorrei uscire da me, traslarmi dall’altra parte del vetro, guardarmi e dirmi: “mi dispiace tanto, adesso ti porto via.”
A questo punto della storia, il resto intorno dovrebbe fermarsi e capire: “ti vedo. E hai diritto a un rifugio.”
Perché ci abbarbichiamo in cima ad altisonanti diagnosi, ma la realtà è che s’impazzisce per una lunga serie di dolori semplici.
Poi si tenta di vivere ripartendo dai giorni così, dopo un forte vento, nei marciapiedi pieni di ramoscelli caduti e nella speranza di chi li raccoglie per dar loro un ricovero. Nella fede nell’acqua e nelle radici.

Soprattutto, a questo punto della storia vorrei che qualcuno mi dicesse che c’è ancora una storia. E che siamo talee e sopravvivremo per grazia.

 

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