107. Decenni luce

Coraggio, dimmi, quanto tempo è passato? Ricordi dov’eravamo a cena l’ultima volta? So che indossavi una bella camicia ma per favore, aiutami, non riesco più a ricordarla. Era d’inverno, sicuro, forse di venerdì e io non potevo saperlo che poi ci avresti lasciati. Te ne sei andato che tutto poteva ancora accadere, te ne sei andato che il meglio doveva ancora venire. Avessi atteso avrei amato le gite sui Colli, avessi atteso avrei capito meglio il buon vino. Mi avresti vista studiare le cose dei grandi, lo avresti visto mollare ed essere ugualmente felice, l’avresti vista dipingere, l’avresti vista invecchiare, saremmo stati banali e ne saresti stato orgoglioso. Se vuoi vado avanti a raccontarti il futuro, ma il punto è: a te, che sarebbe accaduto? Dici che avresti cambiato il gusto dei sigari, credi che avresti comprato altre migliaia di libri? Ho bisogno di sapere, ora, che dischi vorresti perché Edith Piaf credo si sia ormai stancata. Te ne sei andato che l’amore doveva ancora succedere e avevo i pugni troppo serrati per poterlo sentire. Te ne sei andato che pensavo di te si potesse fare anche a meno, ma non sapevo quanto ti avrei aspettato nei giorni e negli anni. Te ne sei andato che manchi e non avrò modo di dirtelo, ma spero che da qualche parte comunque lo sappia, e continui ad andartene anche stasera che vorrei prendere il telefono e dirti: buon compleanno.

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