101. Come se

Sul far della sera, quando le traiettorie rallentano, accade un peso che sale e punta i gomiti al petto. E non sai come fare, non sai dove andare, perché quel luogo che hai non lo senti più casa. Così ti attardi su qualsiasi cosa che ti permetta di poggiarci su i piedi, rannicchiarti, tracannare il mare, aspirare il cielo. Ogni sera diversa, negli occhi e nei denti, ma dentro sai che non sarà questo a redimerti.

Come quando non hai più idee e ti trovi stretta in un angolo. E vorresti chiamare tua madre per dirglielo e piangere. Per dire che hai paura come quando eri piccola, che ti senti sola dentro il più grande degli incubi, che papà corra ad accender la luce, salvarti e poi stringerti. Come prendere in mano il telefono e poi riagganciare, perché cosa chiedi a chi nei per sempre non ha saputo restarci. E ti accorgi di non avere fiuto per scovare il sentiero, perché di quella cosa lì tu non sai niente, non hai ricordi né esperienza. E realizzi che ti sta accadendo ciò da cui vieni e hai sempre odiato. Ciò che non ti auguravi e avresti saputo evitare.

E il meglio che può succedere sono due braccia su cui naufragare, che ti tengono stretta e pazienti ti portano indietro, convincendoti che per ora, ancora, lì è casa. E guardi il male che scorre e scivola sui buddha, gli uccelli e sui fiori di loto e per un istante l’incanto riesce a farti sorridere. E ripensi a quella croma che guardi ogni giorno sul polso e nel buio ricordi perché non le hai mai dato un rigo. Perché il vento è bilico, timore e coraggio e se superi questa anche tu sarai ovunque.

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One thought on “101. Come se

  1. ogni tanto, bisogna staccarsi dall’anima, per non sovraccaricarsi del dolore di essere costretti in un corpo che non ci permette di volar via e che, soprattutto, ci rende deboli alle sue esigenze…
    meglio il dolore fisico di quello dell’anima che soffoca il cervello, meglio ritrovare la propria carnalità e affogarsi di questa, a renderci più mortali che, tanto, l’immortalità dell’anima, non potendola inseguire, arreca solo dolori permanenti…
    e le felicità durano un attimo, l’attimo di essere definite felicità!

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