100. Cento

Mi piacciono i treni, quelli veloci, ai cui vetri, fuggevoli, scorrono stralci. Stralci di nuvole, alberi, valli, diroccamenti, papaveri e storie. Mi piace guardarli, scegliere il sottofondo, disegnarne le voci e dare un nome alle cose. Sporgere i palmi per capire il respiro che consistenza ha in quel preciso intervallo, se è leggero abbastanza e ci si può stare.

Ci sono strade che sono nastri nel vento e finché c’è attorno la notte non le puoi vedere. Ma quando il buio si spegne, è lì che realizzi; e non le sai dire, non puoi mitigare. Provi a stringere il ventre, trattenere un po’ il cuore, mentre quello che riesci è premere i denti, per arginare e ripetere agli occhi che, una volta scesi, li renderai liberi.
Mi aggrappo al silenzio e spero tu non capisca ma senta, questa cosa che ho dentro e che ha voglia di piangere. Questa cosa che è vita e assenza di mete, che tutto è possibile ed è divenire. E mi chiedo se nella penombra di quelle serrande riuscissi a vedere le dita, come viaggiavano, per non cedere fiato, costringersi mute, portarsi in un altrove in cui cessar le domande e poterle estromettere. Perché non dico, non do a vedere, ma ho occhi accorti e ho intravisto altre sponde. E mi sono chiesta in quale mare t’infranga per primo, di quante onde è fatto l’oceano, quanto cielo serve perché piova su tutte.

A volte si avverano notti in cui vedi le stelle una per volta. E inciampi con gli occhi in gesti forse invisibili, come una tempia baciata che non hai mai avuto. Mentre nascondi le mani e provi vergogna, e ti vorresti fermare, per un istante o per sempre. Vorresti riempire una stella precisa, che è solo linee in attesa di un nome. Ma dentro sai che non è quello l’arrivo, per cui arretri lenta e ti lasci sorridere.

Sogno un buongiorno che non sia detto per dire, voglio un buongiorno che sia l’appello dei sogni. Voglio giorni che siano meta e partenza, sui piedi che, nudi, ovunque è già casa. E forse Cento non è una cifra fra tante, mero giro di boa, altro inizio di giostra. Forse è lo zero di tutte le somme, la quadratura del cerchio, uno slancio ora ignoto.

Da qui stanotte non si vedono stelle, ma tanto che importa, ormai le ho nella mente. E riesco a staccarle dall’incerto che è il buio, per riempirle di rotte in un soffio di dita. Cosa vuoi per te, dimmelo piano. Poi avvicina l’orecchio: ti racconto un segreto.

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2 thoughts on “100. Cento

  1. 100 è un bel numero, è composto dei due numeri neutri per eccellenza: l’uno e lo zero. mi piace, perchè inizia spigoloso con quell’uno dritto e fiero e poi si ammorbidisce, diventando un tutto-tondo con quei due zeri vicini ma non troppo. mi piace scriverli attaccati, uniti, così da sembrare un infinito.
    anche oggi grandi sogni, che diventano progetti solo quando hanno molti ostacoli. (sto leggendo D’Avenia in questi giorni)
    un bacione aquilano per te :)

    • Mi hai fatto pensare che anche a me piace scriverlo, ma non mi ci ero mai soffermata abbastanza. Stiamo leggendo le stesse cose, negli stessi giorni. E scopro anche che all’origine condividiamo il profumo della stessa terra.
      Sorrido.

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