95.

Oggi alla pioggia avevo bisogno di dire la stanchezza che fa sentirsi scollati. Aggrapparsi al silenzio, contrastare lo spazio, le cicatrici che tirano sul tempo già spento. Come sto, mi chiedono: sempre lo stesso. Un po’ come correre raccogliendo i brandelli. Di dita che amavo e sapevan frugarmi, di occhi in cui c’era tutto il bello sul fondo.

Mi scorro in rassegna con morbosa perizia, non tralascio più niente, neppure un segmento. Ogni giorno che passa ci credo un po’ meno e questo silenzio non può certo smentirlo. S’insinuano i dubbi che traccian la strada di un orribile abbaglio, una perfetta scenata. E in questo delirio smarrisco parole, ma ho la pelle cosciente e digrignata di stenti.

Potessi toccarla la rabbia che sento.

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2 thoughts on “95.

    • Cara Alina, mi onori. Se le mie parole, anche quelle nate nell’istante più buio, riescono a raggiungerti e a rivivere nelle tue emozioni, ecco, direi che non serve più altro.
      Un grazie profondo.

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