94. Rinascere a marzo

Certe mattine ti svegli e, senza troppe domande, decidi d’indossarti nella tua interezza. Butti giù i piedi e, più che capire, senti che è il momento di fare sul serio. Svestire la collera, le altrui aspettative, non risparmiarne un’ombra, neanche il minimo velo. Cambiare serrature più volte oleate, riparare gli stipiti consumati dal tempo. Cancellare numeri, ripartire da zero e sorprenderti di come subito sia tutto più semplice.

La coerenza talvolta è il miglior contropiede e lo vedi sul volto di chi si ferma e all’improvviso ti chiede: perché? Persone a cui piace giocar di rimbalzo, farsi rincorrere l’ego, e nell’ebbrezza confondono nome e lo chiamano amore. Poi, succede che un giorno chi le insegue perde il passo o finisce il fiato, e all’improvviso queste si girano, sentendo le spalle scoperte, e tornano indietro.

Marzo allo specchio mi ha biasimato sommesso. Porto i solchi di un campo arato dagli anni, il fondo riarso e non ho saputo nasconderlo. Dice che è troppo presto, che dovrei arrendermi al tempo come fossi a maggese. La primavera è ancora di là da venire e dalla fretta, si sa, non nasce mai niente.

Darò ascolto ai suoi buoni consigli, riconoscendo che nella smania di rimuover la tara, spesso dimentico che le vere zavorre si sommano altrove. Torno a riprendermi il tempo e lo spazio, a coltivare il silenzio, per ricordarmi che quando sono in balia non è mai colpa del vento.

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