88.

Un uovo gigantesco, ecco che forma ha la mortificazione, mentre apro la porta e mi piomba all’improvviso sulle spalle. Pesa come calce e solidifica in fretta insieme alle tue parole: “avresti potuto avvisarmi”. Uno stupido ritardo, una questione da niente. Cose che capitano a tutti e se provassi a mettere in fila le volte che sei caduto in fallo anche tu ne verrei fuori in credito, sicuramente.

Eppure, questa sera la mortificazione pesa come un’armatura. Sarà che sono stanca e ho i nervi a fior di pelle, sarà che da ieri mi sento gelosa e insicura. Disfo e brigo tutto da sola, lo so, ma questa sera non ho voglia di parlare, sento di non potercela fare. Filerò dritta in doccia e mi concederò di piangere, ecco cosa, che ogni tanto poterlo fare mi sembra un privilegio. E poi spegnerò gli occhi e tu mi chiederai ancora, ed io ti risponderò che niente e mi augurerò domani il sole.

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