81. Navigando a vista

Ci sono mattine in cui mi sveglio e, come una bambina, ho paura del mondo. Le ore cominciano a scorrere tra mille pensieri e poche azioni per metterli in fila, la sensazione forte di non sapere da dove iniziare e una domanda ricorrente: "dove sto andando?" La verità è che spesso quando mi fermo sono perduta. Bel paradosso per me che sono tutt’altro che ipercinetica! Mi piace dormire, pensare e coltivare i gesti a ritmi lenti, sono un piccolo orso da meditazione, ma in questo momento tutto mi fa capire che fermarmi a riflette è peggio.

C’ho messo un anno abbondante, forse due, a realizzare che alla fin della fiera il mio più grande problema e non sapermi ascoltare. So parlare da sola, trarre conclusioni… Una maga del ragionamento, ma il corpo dov’è? La pancia, la mia odiata e tenera pancia, sono anni che la soffoco sotto un cuscino e mi chiedo chissà come e per quale motivo. Cos’ha fatto di male o da cos’è che volevo proteggerla? Spesso me lo chiedo ma non sono ancora arrivata a un dunque.

Inizio a credere che la separazione dei genitori durante l’infanzia, per quanto vissuta al meglio, non sia mai una cosa semplice. Ho passato gli ultimi vent’anni a far quadrare i conti, i primi cinque piangendo, i successivi quindici caricandomi di ogni peso, e ora che mi ritrovo a fare la somma dei giorni, mi accorgo che la mia parte bambina è rimasta incredibilmente indietro. Adesso piange con singhiozzi forti e grossi lacrimoni, e meno male che ha iniziato a farlo, perché da troppo tempo se ne stava zitta a fare la brava.

Finalmente mi appaiono nitidi tutti i momenti passati a riempirmi di cibo nascosta dal mondo. Non era gola, non era scarsa volontà, era un infliggermi punizioni e cercare consolazione, e così è tuttora. "Houston, finalmente ci siamo arrivati: abbiamo un problema". Un problema grande, che più che risolto va curato.

Ne abbiamo fatte di ogni in queste settimane, io, la mente, il cuore e la pancia. E come in tutte le decisioni prese a più mani, spesso le discussioni sono state accese e prolungate, ma alla fine le abbiamo usate di comune accordo, stringendo forte il telefono e trovando il coraggio di parlare e non piangere.

"Ciao, mi chiamo Lorenza e sono una mangiatrice compulsiva"… Però poi sì che ho pianto, in silenzio e per circa un quarto d’ora, ma ormai era fatta, ero seduta a quel tavolo. E pian piano, guardandomi intorno, ho realizzato che sono tante le persone che schiacciano la vita sotto un cuscino, e le più disparate. Alcune in sovrappeso, altre insospettabilmente magre, che sanno bene cosa vuol dire avere l’anima che sgretola dentro senza prove concrete da mostrare all’esterno. Conoscerle mi è servito a capire che devo smetterla di attribuirmi la colpa di non so bene cosa, ma soprattutto ho sentito per la prima vera volta di non essere sola e che c’è qualcuno che condivide i miei stessi problemi.

Ho constatato che il counseling è fondamentale, ma è giunto il momento di passare allo step successivo. Psicoterapia, chi l’avrebbe mai detto? Quanti mesi ci vogliono, finiremo tra anni? L’idea mi spaventa, ma è ora di combatterla una volta per tutte. Riuscirò a venirne a capo? Vedrò mai anch’io, guardandomi allo specchio, la meraviglia che tutti dicono? Me lo auguro davvero con tutto il cuore, perché sono stanca di vivermi a metà e fare l’equilibrista tra un eccesso e l’altro. Sogno ad occhi aperti il giorno in cui saprò mangiare perché mi va, senza rimorsi e sensi di colpa. Agogno dal profondo del cuore il momento in cui mi sentirò disinvolta nell’indossare un abito leggero e nel camminare sui tacchi alti, senza sentire l’inadeguatezza di una bambina in un corpo da adulta. Ho voglia di sentirmi femminile e seducente con tutte le imperfezioni che mi contraddistinguono e che tanto mi affascinano in ogni donna che incontro per strada, qualunque corpo essa abbia.

Ci sono sere in cui questi desideri mi appaiono lontani all’orizzonte e il mio lato meschino mi porta a piangere, ripetendomi che non li raggiungerò mai e mi sentirò inadeguata per tutta la vita. Ma c’è di buono che ora so di avere più di una spalla su cui piangere.

E poi tornano mattine in cui mi sveglio e la solita domanda si trasforma in un’affermazione: "certo che di strada ne ho fatta!" E penso di nuovo che valga la pena non mollare e che arriverà il giorno in cui questi tortuosi andirivieni mi avranno resa un’esperta navigatrice.

 

Passavo di qui per segnare la mappa dopo quest’ultimo lungo viaggio. E’ sempre bello tornare a guardarla e vedere, tratto per tratto, la rotta percorsa. Dovrei venirci più spesso, come negli anni in cui questo luogo era la mia casa e non uno scalo. In ogni caso è sempre bello ritrovare le vostre barchette colorate, un po’ cambiate, più navigate, ma comunque ancora ormeggiate in questo porto, dove la brezza infonde serenità anche quando il cielo è plumbeo e le tempeste infuriano.

 

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6 thoughts on “81. Navigando a vista

  1. proprio ieri mi chiedevo dove fossi. cioè lo so dove sei, ma non eri più passata da qui, questo posto sta cambiando e io non gradisco questo tipo di cambiamenti.cosa dire? donne che mangiano troppo lo avrai letto. se ti va, rileggilo. trovo che – almeno per me- le prime 50 pagine sono state come 500.avevo di continuo il bisogno di smettere e poi riprenderle, come se troppa verità e troppo dolore venisse portato fuori come una carta vetrata sulla pelle.io ora non riesco più a non mangiare, ma sono stata abilissima. giorni con un gelato o riempiendo la pancia con bicchieri d’acqua.i fili rossi li continuo a mettere insieme, anno dopo anno, corso dopo corso, laboratorio dopo laboratorio, gruppo dopo gruppo.hai conosciuto un altra come te da me, rifiutata da una psicoterapeuta perchè a suo dire non ne aveva bisogno. lo spettro del cibo ogni tanto si riaffaccia. ma come hai visto, a volte confrontarsi con chi ha avuto QUEL dolore aiuta, indipendentemente dall’etichetta che ha la persona a cui ti rivolgi ( o non aiuta perchè il professionista è prima persona e se non sa esserlo non importa cosa abbia studiato e cosa ci sia sul suo bigliletto da visita).io ti trovo bellissima, ma so ch non conta fino a quando non sarà chiaro anche a te.io non riesco più a rinunciare al cibo (leggi privarmi di) ma non mi riconosco. sono stata molto bella senza il permesso di esserlo.mi fermo. ma era per dirti:no che non sei sola.un abbraccio fortepaola

  2. carina l’idea del porto, di sera, che senti l’acqua battere sulle barche ormeggiate. Il porto accoglie tutti, barche nuove e le barche di sempre, viaggiatori erranti che sostano solo un secondo, solo finchè passi la notte. E c’è un faro, c’è sempre un faro nei porti. Suona reale ciò che hai scritto. Io non so cosa è la bellezza, ma la riconosco quando la leggo, questo sì, chiaramente, oltre le parole. Bello leggerti. :) "Sempre questa sensazione di inquietudineDi attesa d’altro.Oggi sono le farfalle e domani saràla tristezza inspiegabile,la noia o l’ansia sfrenatadi rassettare questa o quella stanza,di cucire, andare qua e là a fare commissioni,e intanto cerco di tappare l’Universo con un dito,creare la mia felicità coningredienti da ricetta di cucina,succhiandomi le dita di tanto in tanto,di tanto in tanto sentendo che mai potrò essere sazia,che sono un barile senza fondo,sapendo che “non mi adeguerò mai”,ma cercando assurdamente di adeguarmimentre il mio corpo e la mia mente si aprono,si dilatano come pori infinitiin cui si annida una donna che avrebbevoluto essereuccello, mare, stella,ventre profondo che dà alla luce Universisplendenti stelle nove…e continuo a far scoppiare Palomitas nel cervello,bianchi bioccoli di cotone,raffiche di poesie che mi colpisconotutto il giornoe mi fanno desiderare di gonfiarmi come unpallone per contenereil Mondo,la Natura, per assorbire tutto e stare ovunque,vivendo mille e una vita differente…Ma devo ricordarmi che sono qui e cheContinuerò ad anelare,ad afferrare frammenti di chiarore,a cucirmi un vestito di sole,di luna, il vestito verde color del tempocon il quale ho sognato di vivereun giorno su Venere." Un giorno su Venere, di Gioconda Belli

  3. @ EnergiaCreativa: tesoro, buondì! cosa vuol dire che questo posto sta cambiando? io, come sai, sono via da un po’ e non ho ancora potuto cogliere le differenze. il perché di tanto silenzio non o dirtelo… un po’ che sono sempre di corsa tra mille cose, un po’ perché è come se la mia vita si fosse evoluta e con lei la sua forma d’espressione. mi fa sempre un enorme piacere scrivere, rileggermi ed essere letta, ma è un periodo in cui la penna rimane ferma sulla scrivania… boh!donne che mangiano troppo non l’ho mai letto, correrò a comprarlo. grazie! e non sapevo che in questo marasma c’avessi nuotato un po’ anche tu… ma allora è vero che veramente fuori non se ne viene mai? che si impara a conviverci e si sta molto meglio con se stessi, ma che il pensiero del  cibo resta sempre un po’ lì, come quello della bottiglia per un ex alcolista?un bacio enorme e buona giornata!

  4. @ sunshi: carissima, grazie mille per aver aggiunto nuovi colori e nuovi suoni all’immagine del nostro piccolo porto, l’hai resa ancor più romantica ed accogliente. e, soprattutto, grazie per aver aggiunto un faro!tu sai bene cos’è la bellezza e non solo perché sai scorgerla tra i pensieri altrui, ma perché sai tesserla anche tu con delle parole di una semplicità e un’intensità autentiche. è un piacere essere riapprodata qui e aver ritrovato anche te!grazie anche per aver condiviso un testo che non avevo mai letto, ma in cui mi ritrovo molto. lo leggerò e rileggerò più volte fino a farne le sonorità un po’ mie.un bacio

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