76. Quotidiane attese

Il tuo bacio il lunedì mattina 

è una bolla di sapone, 

mi sfiora lieve le labbra 

e in un attimo fugge via. 

Tutto ciò che ne rimane 

è la sensazione di sogno infranto, 

di occasione mancata.

Il lunedì mattina il tuo bacio

è l’euforia di colori sulle ali di una farfalla.

E’ la discesa dopo la gioia estrema, 

la giostra che si ferma, 

il ritorno da una vacanza. 

E’ la sabbia che l’onda non riesce a lambire, 

l’arrivederci grave un po’ come un addio, 

la malinconia più bella, 

la ragione della mia follia e della mia speranza.

Il nostro bacio il lunedì mattina è una promessa: 

tornerò da te, aking mahal.

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75. Terzo giorno dell’anno

Ti scrivo da qui, mio grandissimo bene, mentre ceno affacciata sul far della sera. In un posto dove le onde non danno mai tregua e per trovare silenzio a volte chiudo il mare fuori dalla finestra. Ti scrivo perché sto nuotando in un sogno e vorrei che un giorno lo rivivessi anche tu, leggendo queste righe.

Ti racconto, così,  di questo luogo incantato dove in primavera volano tortore e gabbiani e l’estate profuma di sale e gelsomino. Le distanze si dipanano brevi sotto l’incedere di piccoli passi, tracciando ogni giorno, leggera, la strada che va da casa al villaggio dei pescatori. Lì il tempo sembra essersi fermato e le piccole case, rosicchiate dagli anni e dal mare, si abbracciano vivaci su una piazza di sabbia, dove i bambini giocano sicuri e corrono felici salutando il tramonto.

E’ proprio lì che questo sogno prende forma, una delle tante, in un abito bianco di stoffa leggera, con i piedi nudi e fiori tra i capelli…

Poco più in là, oltre i muri di roccia, la scogliera custodisce gelosa una piccola insenatura, dove il paradiso assume tutte le tinte del blu nel mescolarsi schiumoso del cielo e del mare. Lì gli angeli arrivano dall’alto aggrappandosi ad una corda, sorridenti e un poco timidi si donano in danze d’innocenza selvaggia e suggellano, inconsapevoli, l’epifania di un’onda sulla battigia.

Sto vivendo una favola, mio dolcissimo amore, così vera e presente che nemmeno nei libri ne troverai di uguali. In questa fiaba vive un principe in grado di sellare il vento e costruire emozioni: le plasma piano con parole e occhi amorevoli, per poi offrirtele colorate sul palmo di una mano. E così ha fatto qualche sera fa, chiedendomi di diventare la sua principessa, e stenterei ancora a crederci se non avessi tra le dita il luminoso pegno del suo amore.

Ora capisci, mia intima gioia, quanto è sublime questa poesia? Ci si innamora in groppa a un cavallo a dondolo e guardandosi negli occhi ci si scambia promesse. E’ un non-luogo che sa di eterno, eppure ha il rumore del tempo che passa, un acquerello di tinte leggere, che delineano disegni dai contorni chiari e precisi. Le giornate si succedono consapevoli e senza fretta, perché non vi è un tiro di vento che non valga la pena di assaporare.

Sono sicura che ti piacerà questo posto fatato, dove l’acqua s’increspa limpida e per entrarvi dovrai imparare a nuotare. La sabbia si sparge in grani forse un po’ grandi per fare castelli, ma per questo non temere, avrai un padre che ha sempre cento, mille idee. Vi guarderò commossa, sull’orlo del pianto, suggerire la strada ognuno alla propria biglia, e poi gustare una morbida focaccia, accovacciati stretti sotto un nastro d’ombra.

Così, eccole qui, mio tenero cucciolo figlio del sole, le emozioni di questi giorni di luna e di miele, prima che inesorabilmente sbiadiscano e se ne aggiungano altre. Perché tu sappia che nascerai da un amore così grande e profondo, che non so se sarò in grado di raccontartelo con le giuste parole, e perché tu legga di quanto intensamente e fin da subito fosse presente in noi il tuo desiderio.

Non ho idea di quando leggerai queste righe né di che colore saranno i tuoi occhi, ma so per certo che sarai bellissimo. Avrai il sorriso color del tramonto e capelli sinuosi come onde del mare, correrai anche tu a cavallo del vento e ti piacerà scappar via selvaggio, fare il tuo giro e tornare indietro tenero e docile. E poi altre sfumature che posso solo immaginare…

Già un po’ ti pregusto, ma con la dovuta calma: che il tempo decida da sé quando farci il tuo dono.

Nel frattempo assaporo la vita, fatta di risvegli e taciti sguardi. Un mazzo di fiori raccolti tinge di profumo questi dolci pensieri e veste di bianco, indaco e rosa, l’attesa del mio amore di ritorno da casa. In lontananza brillano le luci di ponente e in sottofondo le onde che, come sai, magicamente non danno mai tregua…

 

Da una spiaggia d’incanto in un giorno d’eterno,

con paziente affetto,

la tua mamma

74. Primo giugno

Cavalcherò il vento

le burrasche e i marosi,

sarò il tuo ponte per l’eternità.


Da dentro e fuori non avrò segreti

se non per stuzzicare la tua vanità.


Sarò il futuro dei tuoi sogni,

la vita tua che continuerà,

nella mia carne metterai radici:


saranno la nostra immortalità

e tra centanni gli occhi tuoi felici

rideranno ancora nel viso di bambini

coi miei capelli e la mia mutabilità.

 

Anna Maria Angelini Chiarvetto – Mi vuoi?