70. Sotto il cielo della Danimarca

Di nuovo sole sulla Danimarca, o almeno, su quel lembo di città in cui io e le mie amiche ci rifugiavamo per il caffè, negli spiragli di fuga tra una pagina e l’altra. Oggi come allora, quando ci siedevamo e per un istante ci pareva d’essere leggere e lontane sotto il cielo di Copenhagen. È la seconda volta che ci torno, anche se da sola. Un po’ per nostalgia, un po’ per sentirmi di nuovo come in culla.

E qualcosa lentamente si muove, penso, mentre la primavera m’irradia col suo calore e assaporo un caffè e una frolla al cioccolato, incurante di sacrifici e rinunce mai del tutto ricompensate. Ora ho voglia di pensare un po’ a me, coccolarmi e guardare oltre. Voglio star bene e sorridere dentro.

Qualcosa si muove, dunque, e torna a gioire. Come sul volto di quelle due bambine carezzate dal sole sul ciglio della strada, in un momento di pausa dai giochi, a mangiar rotelle di liquirizia e parlar sorridendo di fiabe, sogni e paure.

 

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69. Il mare oltre il vetro

Periodo di lunghe attese questo. La fiducia non sparisce, la speranza non demorde, ma i giorni passano nell’impressione che poco o nulla cambi.

Così mi affido alle abitudini, ai piccoli gesti di quotidiana cura, ché se ho l’impressione che l’amore scivoli tra le dita, almeno metterlo in scena può tenerne vivo il colore. Cerco di tenere con me i ricordi belli, le sensazioni piacevoli, mentre siedo nel mio luogo sicuro a guardare il fumo librarsi nell’aria.

E all’improvviso il vocio di bambini nel giardino assolato, l’andirivieni del traffico pare quasi un fluttuare di onde. Dolci ricordi tutti in un colpo, di sabbia, di sole e calore materno. Col naso all’insù sorrido al cielo oltre il vetro, e mi lascio abbracciare dal profumo di cannella di un dolce appena bruciato.

68. Sospesa

Seduta sui fili d’erba di una collina. Dopo tanto vagare sentivo il bisogno di fermarmi, per ascoltare il rumore del vento e guardarmi da dietro come parte del tutto. E, inevitabile, parte la mente con i suoi bilanci, chiedendo risposta a cose che non so spiegare, con la pretesa di quantificare i passi in granelli di sabbia. Il cuore risponde e subito scalpita: che bisogno c’è di mettersi a contare? Perché bisogna rincorrerli i pensieri e mai lasciarli andare? Io sto nel mezzo e, senza parole, cerco a fatica il giusto accordo. In silenzioso ascolto continuo a curare i germogli nel mio orto, un po’ stanca, un po’ affranta, ma comunque fiduciosa che, come mi disse più volte un angelo, non c’è preghiera che non venga esaudita.

Perciò proseguo in attesa, e nel frattempo mi leggo, correggo e rilancio…

 

Lieve sopravvive la speranza, alimentata dalla convinzione, che prima o poi ogni cosa riprenda una forma, che le abitudini ritrovino un posto.

Vorrei trovare le giuste parole per spiegare, annodarle con un fiocco e fargliene dono. Ma per ora continuerò a perdermi nel mondo. Così tanta bellezza intorno…

Se solo trovassi le risposte, la giusta soluzione ai miei paradossi.

E intanto ho capito che la perfezione non esiste.

Esistono mille abbracci, infiniti incastri e altrettanti racconti.