65. Candide, ovvero l’ottimismo.

Sono un po’ stanca, sinceramente. Lo dico in tono tranquillo, ma piuttosto serio.

Di ritrovarmi a fare ogni giorno il settequaranta con la mia coscienza. Di rimbalzare, come un’apolide in gommone, tra le spiagge del mio cuore e le coste dei giudizi altrui. Di dover raccontare le cose a metà, solo perché tanta gioia, se non dovutamente filtrata, procura fastidio.

La mia non vuol essere presunzione, non ho mai detto d’esser convinta del lieto fine in fondo alla mia strada. Ma fa male fermarsi a sognare guardando vestiti per bambini, vedere il proprio sorriso riflesso sulla vetrina, e ricordarsi all’istante che non sarebbe lo stesso sul viso di molte amiche. E’ un po’ uno strazio iniziare ad immaginare l’abito da sposa e non raccontarlo, per non sentirsi dire "ma cosa ti sei messa in testa?!" o vedersi dare la ragione degli scemi.

 

Perché la vita è fatta di cifre. Il numero di esami che ti mancano, il numero di anni che (ancora non) hai, gli zeri nel conto in banca e l’ammontare dello stipendio mensile. L’importante è essere un numero intero, perché se sei un decimale o un frazionario, ci dispiace ma non ti accettiamo. E spesso ho l’impressione che di spazio non ce ne sia nemmeno per me, che sono sempre stata a metà, con tanto di più e meno davanti, virgola in mezzo, e periodico alla fine.

A metà tra un anno accademico e il successivo, perché nata agli ultimi dell’anno e spesso condiderata, quindi, ultima ruota del carro.

Nell’innesto tra una razza e l’altra. Dispregiativamente, prima, e per consuetudine, poi, chiamata negretta o mulatta dagli amici di sempre. Gli stessi che oggi non guardano che nel loro orto, votano Voldemort, plaudono il carroccio e con orgoglio ma poca cognizione, professano il razzismo. Precisando, però: "con te è diverso, perché tu sei una di noi". Quando si dice la coerenza…

 

A cavallo tra tra una vita e l’altra, con la valigia sempre pronta. Avevo 5 anni quando la mia esistenza ha preso a seguire le disposizioni del giudice dei minori, quando ho cominciato a spostarmi quotidianamente da una casa all’altra a seconda dell’ora e del giorno della settimana.

Sarà per questo che ho solo da poco superato il panico da bagaglio.

Alle 9 di sera il destino gridava tana libera tutti ed era la fine dei giochi. Raccoglievo libri e quaderni e si tornava indietro. E Dio solo sa quanto ho pianto di notte nel letto, semplicemente perché avrei voluto giocare ancora, senza dover guardare l’orologio.

Per sopravvivere, nei lunghi anni di belligeranza genitoriale, ho affinato l’arte della diplomazia e della dissimulazione. Sempre composta, ben educata, mai ad alta voce né bruscamente o con presunzione. Appresi anche il dono della trasparenza, per non suscitare gli animi. Perché ai grandi era dato gridare, mentre per me lo sfogo non era contemplato. Non potendo vomitare quel che avevo dentro, imparai, dunque, a soffocare la bile mangiando. Cosa continuata, poi, negli anni della maturità, quando non potendo stare dietro a 3 esistenze contemporaneamente, decisi di far fuori la mia per dedicarmi quasi esclusivamente alle altre 2: i dolori di mia madre e gli egoismi di mio padre. Io, che senza saperlo ero l’ancella dell’accondiscendenza, non immaginavo che avrei impiegato un paio di decenni per tornare a dire al mondo: "no, adesso non mi va".

 

Ed è forse anche grazie a questa vita di clausura (per citare di nuovo gli amici di sempre), che nei doveri sono sempre andata bene e dritta come un fuso… "Ma che brava che sei, e che voti che hai"… Ora che però ho deciso di allentare un attimo e respirare a ritmi più umani, tutti giù a chiedermi "cosa t’è successo? Non è da te. Mi raccomando non perderti". Sia mai che le convenzioni smettano di scandirti la vita! E, di nuovo, quando si dice la coerenza…

 

E non è mai stato da me lamentarmi. Tra le tante cose che mi hanno insegnato, c’è quella di sminuire i dolori e i problemi, ché c’è sempre chi sta peggio. Ma oggi, dopo tanto, avevo voglia di sfogarmi. Perché non c’è cosa peggiore che spendere se stessi laddove, per sventura ma anche un po’ per scelta, si è rinunciato a dispensare sorrisi. Va bene le lacrime, ma almeno piangiamo quando ce n’è motivo. E, invece, tutti dietro allo sport nazionale della lamentela gratuita…

Vorrei gridarlo a questo mondo un sonoro vaffanculo, anche se limitandomi a farlo da qui, quando in realtà dovrei salire sul tetto di casa, nuda e col megafono. Che dei numeri primi io non so che cazzo farmene, così come dei disegni di vita ragionati e ragionevoli, delle giuste regole e dei buoni costumi. Perché fuori l’esistenza sarà pur grama, ma in cuore ho una felicità così sfacciata da far invidia. E’ proprio questo il punto.

E se ogni volta che mi si rivolge parola sorrido, non è perché vada tutto bene. Non va mai tutto bene. Vivo contro tempo, perché mi sono sempre sentita in ritardo, ed ora si aggiungono sogni per i quali l’opinione comune mi stima addirittura in anticipo. Mi guardo allo specchio e 2 volte su 3 mi faccio schifo. Non ho nessuna certezza di quel che farò domani e di come ci arriverò. Eppure non mi compiango nè mi presento col grugno. Perché se c’è una cosa che la maggior parte della gente non ha ancora capito, è che il sorriso è l’unica chiave, il solo investimento, ed unico dono. E senza alcun costo. Ma come dicevamo prima, si sa, se non sei quantificabile in numeri, cifre e tanti zeri, inutile perder tempo. Si volta pagina e avanti il prossimo.

Dunque, voltate pure la mia di pagina. Basta leggere la mia storia, se di così poco conto. Che io intanto son convinta che tra un sogno infranto ed una speranza rinata, in un modo o nell’altro lo troverò il mio posto nel mondo. Lacrima dopo lacrima, sorriso dopo sorriso.

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9 thoughts on “65. Candide, ovvero l’ottimismo.

  1. e leggendoti a me sembri tanto bella. e ricca, anche se ti mancano i numeri nello stipendio. e mi è capitato solo una volta di essere scambiata per mulatta, e la cosa mi ha fatto sorridere. ho sempre saputo di avere un colore di pelle diverso, ma è il mio orgoglio, perchè assomiglio inquesto ad una persona che amo ( e che non c’è più ma è un particolare). però ho vissuto da "meridionale" al nord e poi da italiana in america, e sì, capisco cosa dici. ho vissuto un razzismo sulla pelle che non credevo esistesse. era una rivalsa, lì dove ero "visibilmente" attaccabile.anche io non posso sperare davanti a vetrine di bimbi, non ho capito se per i tuoi stessi motivi. ma so che la mia vita è migliorata, io mi sono aiutata e mi sono fatta aiutare. e ora sto bene più a lungo e il dolore fa meno male. le mie parole non riescono ad aiutarmi a dirti che vorrei poterti abbracciare o guardare solo un pò e dirti che certo, ce la puoi fare

  2. a leggerti, ho provato un po’ di sollievo. non un sollievo egoista, ma uno sorridente scanzonato per dirti non sei sola, ci sono anche io. certo non per tutto, ma per qualcosa so cosa vuoi dire, per il resto, certo posso solo immaginare come ti senti. ma a volte sapere che proprio le cose che ci addolorano o che hanno impresso un segno in noi sono quelle che ci accomunano a qualcun altro è una gran bella cosa, non trovi?

  3. Io sono fiera di avere dei decimali. Sono il mio strascico nuziale per chi mi vorrà sposare l’anima, sono la mia coda che si impiglia e mi spinge a frenare e a guardarmi addietro e dentro.E ora mi strappi un sorriso, perchè mi ricordi di quanta roba buona c’è dopo la virgola. Anche se, sfortuna volle, è un periodico. Ha un senso anche lui, irrazionale com’è.

  4. @ EnergiaCreativa: grazie, mille mia cara. In fin dei conti, nonostante lo sfogo, i numeri mancanti e lo specchio che distorce, fortuna vuole che anch’io pensi di essere una bella persona. Per lo meno dentro. Gli episodi di discriminazione sono fortunatamente parte del passato. Ma hai presente quei giorni in cui arrivi al limite e per svaporare tiri giù tutto, anche ciò che risale a decenni prima, ma di cui non ti sei mai lamentata?Sui bambini, ammesso che anch’io abbia capito bene, non credo si tratti dello stesso problema. Semplicemente, sono ancora un po’ giovane per gli standard. E in un sistema in cui tutto è dominato dalla dilatazione di tempi ed orizzonti, io che di figli ne voglio tanti e da sempre, passo spesso per quella dall’animo vecchio troppo casa e famiglia. Al contrario, io sono la prima a concepire che il mondo sia vario e le vessazioni, anche se scherzose, ogni tanto mi fanno perdere la pazienza. Perché devo render conto della mia indole e dei miei istinti?Cmq, giornate no a parte, so bene che si risolve sempre tutto, e che il modo migliore è seguire la via del proprio cuore, con la testa a metà tra spalle e nuvole.Grazie mille del tuo abbraccio e del tuo sguardo. Certo che li sento! Me li prendo volentieri e contraccambio, sperando di rendere tutta la mia ammirazione di donna.

  5. @ finbar: certo che trovo! Hai colto l’esatta ragion d’essere di questo luogo: il dialogo, il confronto ed il supporto. E nelle giornate di cattivo umore, così come in quelle di gioia estrema, è sapere che qualcuno dall’altra parte ascolti, capisca e in qualche modo condivida.Grazie mille, mia cara!

  6. @ NonsenseSpot: ti rivolgerò un semplice sguardo, perché le parole al momento non rendono. Arrivi e cogli sempre nel segno, tu. Con la poesia che ti contraddistingue e con tutta la passione, la verità e la vita che ti danno fiato.E’ come sempre un’emozione ritrovarti.

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