64. Teardrop

C’è un preciso istante, chiamiamolo etere,

in cui il silenzio si posa e gli occhi si trovano.

E’ un intreccio muto di gesti lenti

in cui siamo tatto e fiuto senza guinzaglio.

Ogni volta che questo etereo accade

prego che, almeno lo sguardo, sappia porgere

le parole che il cuor non può rendere,

la favola che le labbra non osano narrare.

 

Attraversi gli atri e inondi i ventricoli,

sei sistole, diastole e sincope.

Ad ogni tuo palpito, il mio petto si libra

e il solo modo per poterlo raccontare

è l’arcobaleno che sgorga

e riga gote e pagine di tutti i miei giorni.

Sei l’inspiegabile che diventa emozione

l’insostenibile gaiezza della vita che scorre.

 

E’ così che nasce e dentro ci sei tu,

in tutto quel che c’è prima, durante e dopo:

 

rapsodia di una lacrima.