57. Wish

E dopo un buongiorno tanto intenso quanto inaspettato, dopo una domenica da favola passata a cavallo del vento, intrecciando gesti con due occhi che, mai l’avrei detto, sanno rapire… Come se tutto questo non bastasse, una vecchia porta che si riapre. La luce fende l’oscurità pian piano, così sottovoce che il cuore riprende a battere senza correre il rischio di scoppiare.

Una voce dissolve l’etere ed il desiderio che flebile si riaccende.

 

"Ti aspetto nel mio regno", le disse il Principe.

 

E fu così che la piccola cenerentola alzò lo sguardo, e scorse di nuovo i suoi sogni nuotare nell’aria.

55. Titolando

[Titolo preso in prestito da NonsenseSpot]

 

Ebbene, ci siamo. Dopo mesi che volessi farlo, trovo il tempo e l’umore per prendere questo blog, ricapitolarlo, mettere un punto e andare a capo.

Come scrivevo nel mio primo post, Tears of my melting wonderland è nato in un momento di alti e bassi, mentre la vita mi stava dando tutto ma in realtà dentro piangevo. Troppe cose fra le mani e troppo poco il tempo per star loro dietro, le ansie inconsce, i piccoli ma ingombranti scheletri nell’armadio, le mie gabbie fatte di briciole e numeri… Ricordo ancora il momento in cui ho acceso il computer e preso a scrivere. Ero a casa al mare dai miei, in lacrime, dopo l’ennesimo episodio della mia cronaca nera. Volevo gridare per chiedere aiuto, ma il fiato mi si spezzava in gola. Troppo dolore, tanta vergogna, e l’idea non proprio certa di voler essere aiutata. 

Così, ho iniziato a scrivere qui, per non impazzire, per trovare il giusto sfogo e cercare appoggio e confronto con qualcuno che non mi conoscesse: voi. Da subito avete preso ad ascoltarmi, parlarmi, starmi accanto. Ed io, una lacrima d’arcobaleno dopo l’altra, ho iniziato ad aprirmi, a fidarmi ed affidarmi, fino a chiamare questo posto con il nome "casa".

 

Giovedì 20 marzo 2008, circa un anno e due mesi fa.

Quante cose sono cambiate. E’ successo tutto e il contrario di tutto, si sono avverate le più incredibili profezie, mentre alcune delle certezze più salde sono crollate come castelli di sabbia battuti dal vento. Io sono sempre la stessa, ma totalmente diversa. Un po’ cresciuta, volutamente rallentata, più disillusa forse, ma comunque con mille sogni nel cassetto e la voglia di volare altrove e perdermi ovunque.

Non credo più alla storia del rimandare a domani, non m’illudo più che si possa cambiare tutto in un colpo. La vita è adesso, in questo istante, ed io non posso che viverla al meglio subito, o almeno provarci. Fedele a me stessa: mente, cuore e pancia (perché un’altra cosa che ho scoperto ultimamente è che esista anche quest’ultima). Le cose non durano per sempre, l’eternità non esiste (almeno non per noi), ed io non posso aspettare che sorga di nuovo il sole. Ho bisogno di brillare adesso, che sia notte, alba o tramonto.

 

Perciò oggi ricapitolo.

Visto quel che ho appena detto, più che un punto metterei un punto e virgola. Poi andrei a capo, magari con qualche punto di sospensione nel mezzo. Non ho mai creduto alle recisioni nette, ai compartimenti stagni.

Cambio l’immagine, perché oggi non sento più il bisogno di raccontarmi a volto coperto, e poi via col titolo nuovo… Ed ecco a voi "In parole e polvere".

Vi chiederete perché, scommetto. Beh, perché questi sono i miei due più grandi amori.

Le parole, centro gravitazionale del mio universo, rotta e compagne di infiniti viaggi. Sono nata stropicciandole e cresciuta amandole, riverendole, giocandoci e perdendomici.

La polvere, invece, è emblematica del momento. Rispecchia il mio camminare ovunque a piedi nudi, il rotolarmi su un prato verde, il sedermi sul pavimento anziché sulla sedia, giocare in una pozzanghera di fango. La voglia di sporcarmi, finalmente. Come da bambina, senza pensare ai vestiti, né ai rimbrotti della mamma. L’amore per la vita, insomma, perché come dice Stefano Benni,

 

"dentro un raggio di sole che entra dalla finestra,

talvolta vediamo la vita nell’aria,

e la chiamiamo polvere."

 

Un ben ritrovato a tutti, dunque. Benvenuto a chi entra per la prima volta, e bentornati quelli che sanno già che le chiavi sono sempre sotto lo zerbino. Potete andare e venire tutte le volte che volete, a me fa solo piacere. Se non mi trovate dentro, provate a guardare sul balcone o in giardino. Non mi vedeste nemmeno lì, sarò fuori a passeggiare, godendomi il sole. Ma potete star tranquilli, perché prima o poi torno sempre.

Finalmente primavera, finalmente a casa.

54. Persa nel mondo

Mi guardo intorno per strada, muovendomi tra gli sguardi. Cammino su scie di vita, ne annuso gli odori, le catturo in immagini e tesso favole in cui annaspare.

Eppure, prima o poi, torno a pensare che il vero abbraccio sia uno solo.

Mi perdo per le vie, girovago senza meta. Assaporo il viaggio. Fuori da ogni logica, lontana da qualsiasi geometria.

Ma una vocina insinua che sia quello l’incastro perfetto.

E lieve sopravvive la speranza, alimentata dalla convinzione. Che prima o poi ogni cosa riprenda una forma, che le abitudini ritrovino un posto.

L’amore sa esser vincolo. Anche una volta sciolto l’ultimo legame.

E vorrei trovare le giuste parole per spiegare. Annodarle con un fiocco e fartene dono. Ma non si possono promettere regali che forse non si sarà mai in grado di dare.

Per ora continuerò a perdermi nel mondo. Così tanta bellezza intorno, fin troppa vita dentro, che a volte la sola reazione possibile è il pianto. Di gioia, commozione, gratitudine.

Vorrei solo trovar le risposte, la giusta soluzione ai miei paradossi.

Forse la perfezione non esiste.

Esistono mille abbracci, infiniti incastri e altrettanti racconti.