52. Spiegamelo tu cos’è

Felicità raggiunta, si cammina

per te sul fil di lama.

Agli occhi sei barlume che vacilla

al piede, teso ghiaccio che s’incrina;

e dunque non ti tocchi chi più t’ama.

Se giungi sulle anime invase

di tristezza e le schiari, il tuo mattino

è dolce e turbatore come i nidi delle cimase.

Ma nulla paga il pianto di un bambino

a cui fugge il pallone tra le case.

Eugenio Montale

 

Dopo mille istanti e altrettanti sospiri, vengo a chiederlo a te. Spiegamelo tu cos’è questo nodo che più stringe ad ogni respiro, questo peso che il sole non scioglie.

Chi sei tu? Cosa vuoi? Perché?

O forse dovrei rivolgerle a me queste domande. Ai pensieri che non si lasciano imbrigliare, al cuore che si ostina a trovar ragione in gesti fuori da ogni logica.

Chi sei tu, per avermi strappato il fiato? Potresti almeno tornare a restituirmelo?

Non sono il tipo di persona che butta via foto e chiude le porte, ma con te è tutto diverso. Tu sei diverso. E maledico il giorno in cui ti ho incontrato.

Sei quello sguardo letale e tutti i battiti che non riuscirò mai a contare,

sei il primo pensiero inconscio, l’ultimo, e tutto quello che sta nel mezzo.

Sei ogni sigaretta spenta e poi riaccesa.

Sei questa irrequietudine nello stomaco che non ho modo di placare.

Sei quel che non ha motivo, ciò a cui non ho diritto. E allora perché?

Perché ti vorrei così tanto? Perché ti cerco e non mi do pace?

Te lo chiedo in ginocchio, ti prego, datti un nome.

Perché etere è solo nido e nascondiglio. Desiderio è ricordo nitido e tormento.

E il nome che pronunciano in tanti non lo voglio.

Felicità raggiunta, è così che ti chiami? No, di certo questa non è felicità. E poi può dirsi raggiunto ciò che sfiori solo in punta di dita?

O forse sì. Perché dopo aver toccato la felicità estrema, sopraggiungono assenza, vuoto e attesa.

 

Oggi, per l’ennesima volta, senza neanche tenere in mano i fili, fai di me il tuo burattino. Il mio bello e cattivo tempo.

Esaudirò di nuovo il destino, aspetterò che passi.

Ma ora prendo e vado fuori. Niente lacrime. Non oggi.

 

Guarda questo cielo scuro

mentre attraversi strade senza case,

strade senza le persone: è la tempesta

che si avvicina e toglie le radici

dalla terra, che si abbatte, che ti annienta.


Dimmi che mi ami, che senza me

sei niente, che questo fianco si restringe

senza il mio corpo affianco. Dimmi

che non c’è tregua, che non c’è

una soluzione, come non si può

fermare il mare che contro al molo

s’apre e porta con sé tutto quello

che era stato: terra dalla terra

carne dalla carne ad attraccare.

Matteo Fantuzzi

 

 

 

51. Insubordinazione ormonale

Se la notte prima di dormire mi rigiro sospirando fra le lenzuola, ci sarà un perché. Se ultimamente il mio ventre pulsa ed il mio "basso" radar è acceso, ci sarà una spiegazione. Se in giro, più che camminare, sfarfallo; se io (che di solito tiro dritto in occhiali da sole) per strada pianto radiograficamente gli occhi in quelli dei passanti di sesso maschile, ci sarà una ragione. Se in pausa caffè sono più prodiga di sorrisi e meglio disposta a due chiacchiere ulteriori, se passeggiando con le amiche rido più sguaiata di una tredicenne, se…

Se oggi in conferenza, anziché seguire l’interessante discorso del relatore, ero persa nei miei cazzi (e che cazzi!), ci sarà uno stracazzo di motivo (perdonatemi la ridondanza).

Eppure, pare che se non esponga un cartello, le persone intorno non capiscano. O meglio, tutte meno che i possibili interessati.

Cosa succede? Succede che vengo fuori da anni di austerity, di performance nel letto di basso profilo. Succede che prima dovevo esser fedele ed ora sono pericolosamente ed euforicamente sfidanzata.

Succede che il solo bello (im)possibile trovato per strada negli ultimi mesi, mi abbia piacevolmente sollazzata in una camera d’albergo e poi lasciata a metà. O quasi.

Succede che è troppo che non batto e il chiodo sta diventando fisso.

Mai come in questo momento vorrei gettarmi nel letto del primo uomo aitante incontrato per strada. E invece…

Invece, c’è quello che si perde troppo nelle moine, l’altro che potrebbe andare, mai poi si rivela peggio di un adolescente imbranato. Per non parlare di quello che si perde e basta.

Cosa devo fare, scrivermelo a caratteri cubitali in fronte o sulle tette che madre natura non mi ha donato? Vo-glio-sco-pa-re ! ! !

Non chiedo molto. Basta rientrare nei miei gusti, neanche troppo difficili (in questo momento poi meno del solito, visto lo stato di necessità). Nessun impegno, pochi preamboli (ma i preliminari, quelli sì). Toglietevi dalla testa anelli di fidanzamento (ne ho avuti un paio e ora non so più che farmene), tira e molla, vacanze coi vostri nella casa al mare (a meno che non siano per fornicare tutto il tempo nella stanza accanto). E, soprattutto, zero domande. Mi avete scocciato con le richieste di permesso: agite e basta!

Sono qui, non vedete? Voglio semplicemente essere ribaltata come un calzino. Avete il mio beneplacito per far di me ciò che volete. Il permesso per sedurmi e poi abbandonarmi il giorno dopo sotto le lenzuola. Non pretendo neanche la colazione a letto, quella me la godo di più da sola.

Dove sono finiti gli uomini, quelli veri? E’ giunta l’ora di tirar fuori le palle, miei cari. E non solo in senso lato.

 

Perdonatemi termini e toni, ma diversamente non renderebbero e l’ormone insubordinato in questo momento non perdona.

[E fu così che anche la Lolla decise di censurare il suo blog, causa contenuti palesemente espliciti.]

50. Sliding doors

Di nuovo sveglia all’alba. Anche oggi il lavoro chiama prima del solito.

Il sonno si fa sentire più di ieri e me ne sto seduta a fissare il vuoto, tra un vagone e l’altro del dormiveglia.

E’ sempre lì, davanti alle porte che scorrono, che si scatenano molteplici scene di vita. Vissute, presenti o future, effettivamente reali o discutibilmente possibili. E al loro termine un punto interrogativo.

Dopo tanto ripercorro i binari che mi portavano verso te. Le porte scivolano e i destini si accalcano. Per un istante perdo il conto dei battiti, gli occhi frugano veloci, tentando di distinguere tra le sagome sulla piattaforma. Mille cappelli, colorati ombrelli, borse, occhiaie, smorfie, sorrisi. Ti riconoscerei anche in capo al mondo, uno su un milione.

 

Dove sarai ora?

 

Le sirene suonano, i vetri scivolano, e centinaia di destini riprendono a scorrere paralleli. Chissà in che direzione starai andando, a cosa starai pensando? Compagni e complici di sempre, ora nuovi sconosciuti.

 

L’ennesima proiezione di vita. In un unico istante, passato, presente e futuro, senza punto di domanda. Come unico e inaspettato titolo di coda, una lacrima. E’ la nostalgia che riaffiora, il bene che sgorga. E’ una fitta lieve in pieno cuore, l’amore che lambisce l’eternità e torna indietro, lasciando un istantaneo e dolce dolore. La consapevolezza che, nonostante si sia giunti all’epilogo, non cambierei e non rimpiango niente.

 

Poi ripenso ai gabbiani di ieri, alle strade di ringhiera, di Siviglia o Copenaghen. Non saremo mai davvero lontani noi. E sorrido.

49. Somewhere over the rainbow

Questa mattina sveglia all’alba. Il lavoro chiamava fuori dal letto più presto del solito.

Colazione al volo in un bar lungo la strada, in un posto che inspiegabilmente sapeva di sale e di mare.

C’è un punto preciso, tra l’Alzaia e la Darsena, in cui il cielo sembra sempre più vasto. Il sole risplende in un bagliore assordante e mi riporta a te. Noi due per mano fra le vie del centro. Di questa città, Siviglia, o Copenaghen.

Dolci gabbiani solcano il cielo e tornano all’improvviso i pomeriggi di sabbia e sole, il profumo di crema, l’abbraccio tenero degli occhi di mia madre.

Ogni volta che passo di qua è come rientrare fra le nostre mura di casa. Il respiro si calma, il cuore si posa, il pensiero sorride.

Sono giorni che non ti vedo, ma se l’azzurro di ringhiera è striato dai gabbiani, anche tu non potrai mai essere tanto lontano.

48. Smile

Qualche giorno fa un invito nato dal niente per due chiacchiere piacevoli ed un bicchiere di buon vino. Lanciato lì nella maniera più leggera e spontanea. Senza impegno, ma con interesse.

Ed io mi son chiesta come potrebbe più essere buono il vino, dopo la fiaba vissuta in quel luogo chiamato Desiderio.

Per un istante torno a vedere i lampadari di cristallo sullo sfondo, le lunghe tovaglie, i mobili bianchi… Chi altro potrebbe ammaliarmi mai, dopo aver giocato di seduzione attraverso un vetro, dopo aver intrecciato dita, calore ed etere, con le sue?

Con la massima disillusione ringrazio. Uno di questi giorni ci andrò, ma consapevole che non esista titolo o blasone che possa tener testa al principe azzurro.

 

Poi stamane un sms. Hai visto che cielo? Che ne dici di una passeggiata al parco?

Sarà stata la sorpresa, sarà il sole che torna timido a risplendere fuori dalla finestra. Sarà stata la notte al telefono col non-amico di sempre, che mi ha chiarito alcune cose. Sulla neve, i principi azzurri, e tutto ciò che sta al di sopra di noi. Insomma, non so cosa sia stato, ma questo signor nessuno mi ha strappato di bocca ben tre sorrisi e qualche battito di cuore.

 

Oggi non potrò andare al parco, ho troppe cose urgenti da fare. Ma il signor nessuno è lì che aspetta, non ha fretta, e dice, raggiante, che quasi quasi gli è sembrato di vederlo il mio sorriso.

47. San Valentino: Baci Perugina no, grazie!

Secondo le stime dell’UNICEF, un milione e mezzo di bambini muoiono ogni anno perché non vengono nutriti con il latte materno, e altri milioni di bambini si ammalano seriamente. L’allattamento al seno materno fornisce il migliore inizio alla vita. A maggior ragione, nei paesi poveri costituisce un’indispensabile fonte di sopravvivenza.

Le società che producono latte per bambini promuovono il loro prodotto presso mamme e operatori sanitari, poiché senza la diffusione dell’allattamento artificiale non farebbero affari. L’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’UNICEF hanno un Codice Internazionale che proibisce ogni forma di promozione di latte per bambini.

La Nestle’ viola questo codice più frequentemente degli altri concorrenti.

Una delle sue strategie di maggior successo consiste in forniture gratuite di latte agli ospedali: allattare con il biberon i neonati favorisce l’insuccesso dell’allattamento naturale. Il bambino viene a dipendere dal latte artificiale e, una volta a casa, la madre deve comprare il latte da sé. In molte società farlo vuol dire spendere più della meta’ dell’intero reddito familiare. Le madri povere a volte diluiscono eccessivamente il latte in polvere e ciò porta alla malnutrizione. In condizioni di poverta’ l’acqua mischiata al latte e’ solitamente malsana e porta a diarrea, disidratazione e spesso alla morte.

Purtroppo questa è solo piccola parte delle gravi violazioni di cui Nestlè è responsabile. Sotto la punta dell’iceberg vi sono anche filiali nel mondo gestite in regimi d’oppressione, nessun rispetto per i diritti sindacali, una promozione irresponsabile dei prodotti e ingente utilizzo di test sugli animali.

Cosa c’entrano i Baci in tutto questo?

Il gruppo Nestlè ha delle dimensioni enormi e, con 487 unità produttive in oltre 80 paesi del mondo, offre una gamma di ben 10.000 prodotti. Questo vuol dire che, contrariamente a quanto si possa pensare, Nestlè non è solo Nesquik o Nescafé, ma un’infinità di altri prodotti ancora. Quelli della Perugina sono fra questi.

Per questo vi chiedo, in nome del rispetto della dignità e dei diritti umani, di festeggiare il vostro San Valentino con un ulteriore gesto d’amore: NON COMPRATE BACI PERUGINA!

Io ho da tempo esteso l’obiezione di coscienza a tutti gli altri prodotti (Acqua Panna, Acqua Vera, After eight, Alemagna, Antica gelateria del corso, Belthè, Buitoni, Cheerios, Chocapic, Chokella, Coffee-Mate, Fitness, Frisco, Fruit joy, Fruttolo, Galak, Haagen Dazs, Kit Kat, La cremeria, LC1, Levissima, Lion, Maggi, Mio, Motta, Nescafè, Nespresso, Nesquik, Nestea, Nido, Orzoro, Terrier, Perugina, Polo, Quality Street, Recoaro, San Bernardo, San Pellegrino, Smarties, Sveltesse, Vittel, e quelli per animali Felix, Friskies, Gourmet, Pro Plan, Purina). Una simile scelta costa non pochi sacrifici, lo ammetto, ma non è niente a confronto con la dignità di una persona.

Spero in qualche modo di avervi convinti o quanto meno interessati all’argomento che, credetemi, è tutt’altro che una sciocchezza.

Per ulteriori informazioni, vi rimando al sito della Rete italiana per il boicottaggio della Nestlé: www.ribn.it

Colgo l’occasione per augurare a tutti un buon San Valentino e vi chiedo, soprattutto, di diffondere il verbo il più possibile.