46.

In questo momento, come mille altri, sento forte l’istinto e il desiderio di prendere il telefono e chiamarti. Per dirti cosa poi? Per raccontarti la vita trascorsa in questi giorni, o magari per rimanere un po’ in silenzio. Sono sicura che in entrambi casi mi capiresti fino all’ultimo pensiero.

Ma poi mi ripeto che non devo, che è meglio evitare. Perché in certi casi devi scegliere d’esserci o sparire.

Così mollo il telefono e torno a riempirmi di domande da sola.

Dove sarai? Cosa farai? Ma, soprattutto, cosa penserai di questa assenza? Mi avrai capita al volo come sempre?

E’ che sentirti o vederti è come ricominciare da capo. Ed io non ce la faccio più a raccogliere i resti ogni volta.

 

Oggi è finalmente tornato un po’ di sole. Il mercatino dell’ultima domenica del mese, io, tua sorella e ore infinite a parlare.

Come spiegare che ogni giorno in cui mi manchi è un po’ come morire? E che se solo mi sento appena meglio, realizzare che davvero ci possa essere un domani senza te, è come smettere d’esistere? Ma lei ha incredibilmente capito al volo e ha tirato fuori l’esempio dei suoi bambini.

Ce ne sono alcuni che vanno per un anno intero e passano il tempo a bordo vasca, senza volerne sapere d’entrare. Poi un giorno accade l’inspiegabile: senza che nessuno dica niente, all’improvviso si tuffano per non venir più fuori dall’acqua.

In parole povere: quel che deve accadere, accadrà. Mai forzare. Dunque, anch’io farò la stessa cosa: lascerò che le cose si compiano senza forzare.

 

E’ solo che forse inizio a stare un pochino meglio. E realizzare che ci possa essere un futuro senza te è esattamente come smettere d’esistere.

 

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9 thoughts on “46.

  1. ma ki l ha detto ke senza di lui equivale a smettere di vivere???skusami se mi sono permessa, invadendo il tuo spazio in maniera kosì energika, ma vedi questo è esattamente quello ke ho fatto io: rakkogliere i kocci ogni volta kredendo ke sarebbe stata la volta buona…se mi fossi data un pizziko tanto tempo fa, ed avessi accettato quello ke ormai era inevitabile, avrei risparmiato a me stessa tanti episodi tristi e forse oggi potrei ripensare a quel rapporto kon un sorriso, anke kon un pò di velata nostalgia…e non sentirmi montar su la rabbia x le brutte kose akkadute…skusami ankora ti pregoun caro saluto

  2. Forse se lasci che le cose seguano il tuo corso potrai riuscire a soffrire meno. Le persone importanti ci mancano più di quello che crediamo possibile, ma un equilibrio si trova. Coraggio cara.Un abbraccio forte

  3. @ sono come il fiume che scorreMia cara, innanzitutto grazie d’essere passata e, soprattutto, d’aver trovato il tempo per leggermi.Capisco le tue remore nell’esordire tanto energicamente, ma ti dico subito che non c’è nessun problema. Questo blog è nato essenzialmente per un motivo: la ricerca di dialogo. Non perché me ne mancasse nella vita reale: semplicemente volevo potermi confrontare con persone che non mi conoscessero, perché fosse più facile mettermi a nudo, e perché potessi avere delle risposte più spontanee e disinteressate possibile.Alla luce di questo, ben venga il tuo parere. Che sia lieve o impetuoso, la sola cosa importante è il rispetto, e in quello mi sei sembrata ineccepibile. Quindi, stai pur tranquilla!Venendo a noi, che dire? Condivido il tuo commento a pieno. Solo che, sentendo il tono in cui parli di te e della tua esperienza, ho l’impressione che forse le nostre storie fossero diverse.Il rapporto con V andava molto bene, lui mi dava tutto quello che avevo sempre desiderato (ovviamente con i limiti che ognuno di noi ha e con gli "appiattimenti" che inevitabilmente le storie a lunga durata comportano) ed è stato semi perfetto e ineccepibile fino all’ultimo. Sono stata io, un bel giorno, a svegliarmi di colpo e rendermi conto di non starci più. La nostra realtà a due, la nostra storia, mi andavano strette, perché ormai da un po’ di tempo io ero cambiata.Alle volte questo è il prezzo da pagare per le storie iniziate troppo presto, nel momento in cui, anziché far la seria fidanzatina, dovresti sperimentare, sbagliare, far le tue ragazzate. Per carità, non rimpiango niente, ma ora mi ritrovo a fare i conti con la voglia di crescere da sola e conoscere me stessa libera da qualsiasi tipo di vincolo. Di diventare quel che voglio essere, senza nessuno che ti condizioni com’è inevitabile che sia quando ha una persona accanto.Quando dico che accorgermi che possa esserci un domani senza di lui sia un po’ come smettere d’esistere, è perché dopo 7 anni vissuti in simbiosi, è normale che lui mi manchi come l’aria. Se così non fosse, se dopo averlo lasciato stessi già perfettamente, allora sì che dovrei guardarmi alle spalle e farmi qualche domanda.Invece è proprio questo dolore (che mi ammazza, mi abbatte, mi sfianca) a farmi andare avanti verso il domani, sicura di quel che ho vissuto, credendoci, ieri.Ti abbraccio

  4. E’ molto intimo e autentico il rapporto che avete! Prendo in prestito il tuo consiglio…anch’io ho bisogno di non forzare troppo le cose!!! Buona notte cara e dolce nota stonata!!

  5. Sai cosa non capisco??? Perchè se sai cosa ti rende felice ti metti in situazioni che ti fanno soffrire?? Che ti procurano nostalgia??? é un pò il vizio di tutti ritrovarsi ad affrontare certe sensazioni e continuare a stare male senza pensare minimamente a come uscirne……Da quel poco che so della tua storia mi viene da chiedermi perchè non hai provato semplicemente a cambiare le cose tra te e lui??? provare a cambiare le vostre abitudini, le vostre passioni, provare a cambiare te……c’è proprio bisogno di innalzare un muro per dividere tutto????? Trovare delle brave persone che ci vogliono bene e che ci accettano per come siamo non è una cosa facile. Purtroppo l’ho imparato sbagliando, ma ora tutte le persone per cui vale la pena vivere me le tengo strette, voglio che facciano parte della mia vita e voglio renderci felici a vicenda…..Là fuori c’è il sole…..esci e vivi!!!!!Kiss kiss cara

  6. Come darti torto, cara la mia Jazzista. Come contraddirti.Ci ho provato a far quello che dici, a cambiare le nostre abitudini, a cambiare noi, a cambiare me. E i risultati, lo ammetto, non è che siano mancati. Ma se di colpo realizzi di vivere la tua storia al 75%, cosa fai? La logica suggerirebbe di scendere a compromessi, di trovare una via di mezzo tra dare e chiedere, pur di salvare qualcosa per cui, di sicuro, vale la pena stringere i denti. Questo è quel che ho fatto, giorno dopo giorno, e non vuol essere una lamentela perché, giuro, di questi 7 anni non rimpiango niente.Solo che è giusto, secondo te, continuare a vivere con il pieno coinvolgimento di mente e cuore, mentre sai e senti che la pancia ti porta continuamente altrove? Probabilmente sì, se hai un marito, dei figli o progetti ormai adulti e maturi. Ma se ti dico che a 23 anni, dopo essere praticamente cresciuta e formatami in una vita splendidamente ma irrimediabilmente "coniugale", tutto questo inizia a non bastarmi?Questo è quel che sono oggi, questo è quel che sento ora. Il bisogno di un amore che spacchi i muri, che abbatta le montagne, che blocchi le onde anomale (come scrive Mina in un numero di Vanity). Ed è così, quindi, che ho agito: come dici tu, sono uscita e ho preso a vivere.Regina di una castello di sabbia, che forse alla fine si sgretolerà fra le mani. Ma, ti assicuro, nei sorrisi e nelle lacrime, non mi sono mai sentita tanto viva.

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