43. Sliding doors

Capita, in alcuni giorni, di svegliarsi chiedendosene il perché. Con lo stesso umore di chi va al patibolo, con la frustrazione di chi va incontro al proprio destino solo perché costretto. E senti che sarà inutile, sai che potresti farne a meno, ma è il ruolo che giochi ad importelo.

Così ti alzi e, senza voglia, fai quel che devi. Esci mentre il cielo riversa giù il suo grigiore e cammini per strada calpestando distrattamente il malumore. Nelle orecchie un’unica canzone, perché è solo lei che vuoi sentire, perché ora è quanto di più vicino ad un senso.

Tiri di vuoto che si librano nell’aria ad avvelenare la giornata di primo mattino. Labbra e viso contratti, occhi dritti in quelli dei passanti, ma nessun sorriso. Non oggi.

Prosegui il tuo viaggio tra un vagone e l’altro e cerchi, ad un certo punto, una delle tante cose che hai nelle tasche. Le dita frugano veloci, i pensieri le rincorrono fugaci, e capita che sfilando qualcosa alla fine ne perda un’altra. Questo è quel che succede quando si hanno troppe cose fra le mani, senza tenere ad una in particolare. Perché ormai non c’è più niente che conti.

Te ne accorgi al volo, giusto pochi istanti dopo, mentre le porte alle tue spalle sono ancora aperte. Fai mente locale, inizi a pensare mentre le gambe continuano ad andare. Potresti fermarti, correre indietro e riprendere quel che fino ad un attimo prima era tuo. Ma alla fine prosegui senza voltarti, lasci che le porte si chiudano e ti allontani, continuando freddamente a pensare.

E sai che da questo momento in poi viaggerete su strade diverse, senza curarti più di tanto del suo destino. Quel che conta è salvare il tuo, recuperare questa giornata che neanche avrebbe dovuto iniziare, rimediare a quel che prima non hai potuto o saputo fare.

Così, prosegui incurante a passi svelti, indurita dal freddo, infastidita dalla pioggia, innervosita dalle persone. Senti la distanza che tra voi incede e quasi sembra di toccarla con mano. Negli occhi quell’immagine nitida, ormai lontana, non più cara. Se ne sta lì, abbandonata in un vagone qualunque della metropolitana, tra porte che scorrono e vite che salgono.

Capita che io oggi abbia voglia di scendere. Mi mancava l’aria ma non ho tirato il freno. Ho aspettato paziente d’arrivare alla fermata, ed ora che ci siamo, ti saluto e ti lascio qui. 

Ed entrerai indistintamente a far parte del resto.

Un altra cosa che ho perso.

 

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6 thoughts on “43. Sliding doors

  1. Quante volte ognumo di noi avrebbe voluto cambiare strada e trovarsi in una vita diversa.Ora mi accontento di quello che ho e di come sono.Un abbraccio forte

  2. come mi piace il tuo modo di scrivere e di raccontare anche queste sensazioni un pò grigie…il tuo raccontarle però le ha rese luminose e  ha regalato loro un significato in più…io direi, invece, che questa giornata che sta per iniziare si può ancora recuperare…Buongiorno cara!!!

  3. Certo che si può, oggi sì. A maggior ragione se la giornata inizia raggiante del tuo sorriso.Il mio orgoglio, un po’ intimidito e quasi imbarazzato, ringrazia ancora dei complimenti.Buona giornata a te!

  4. troppe volte il "se" ha condizionato la mia vita lambendo i miei pensieri… oggi penso che il presente debba essere vissuto con dignitosa forza… e di questo mi cibo…

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