20. Ditemi che sono stupida!

Fatelo, vi prego! Per l’ennesima volta sono qui, quasi alle 2 di notte, che ho appena divorato dolci, biscotti, schifezze e pasticcini… E per colmare cosa?! Va bene lo stress, la pressione e tutti gli impegni, ma poi basta! A tutto c’è un limite. Mentre alle volte mi ritrovo catapultata in questo circolo vizioso in cui la mancanza di volontà la fa da padrona e ad ogni sgarro mi sembra di essere sempre più irrecuperabile. Eppure lo so che non è così, perché l’hai visto mille volte Lo’ che non è uno sfogo di tanto in tanto a mandare tutto all’aria. Ma fino a che la smania non mi passa non c’è niente da fare, ed io non voglio ricominciare a star male, non voglio riprendere la tangente delle abbuffate, dei digiuni, delle fisime mentali, quelle serie.
Perciò gridatemelo che sono una stupida, vi prego. Schiaffeggiatemi, pizzicatemi, insultatemi, ma per favore, ridestatemi!

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19. Pinne gialle addio!

Oggi, dando un’occhiata veloce ai titoli della newsletter di lifegate.it, leggo che il tonno pinne gialle è finito nella lista degli animali in pericolo d’estinzione e/o la cui pesca è a forte impatto ambientale…
Cosa?! Il mio adorato tonno! Se già da tempo ne avevo ridotto il consumo e comunque mi ronzava in testa l’idea di "sabotarlo", figuriamoci ora!
Nell’elenco stilato da Greenpeace compaiono anche il tonno rosso, i gamberoni tropicali, il pesce spada ed il merluzzo. Tutta una serie di pesci per i quali, non consumandone molto, nel mio piccolo non posso fare più di tanto. Ma per il tonno quello sì! Purtoppo è uno dei miei ingredienti preferiti, uno quisito "universale" per tutti i piatti, in ogni caso è più forte di me, non posso fare a meno di pensare alle tonnare e a come vengono pescati. Quindi, anche se so che mi costerà fatica, ho deciso: da oggi via anche il tonno dalla mia daily food routine!

Se v’interessa leggere l’articolo cliccate qui.

18. Buste, carrelli e sorrisi in corsia

Meno male che poi a fronte di giornate come questa e oltre agli esseri umani che sembrano nati per destabilizzare la serenità e l’equilibrio mentale migliori, arrivano le persone speciali, quelle che contano veramente. Loro non han bisogno di parole (non devono essere messe davanti a "liste" di fatti compiuti per capire quello che anche un cieco vedrebbe, per poi annegare in lacrime di coccodrillo e farsi rassicurare più che scusarsi e rimediare), non aspettano spiegazioni. Gli basta un tono di voce piuttosto che un incontro di sguardi per capire tutto. Dopo di che non stanno neanche a chiederti, perché sanno che a volte parlarne e rimuginare è peggio, e non perdono tempo in tentativi inutili di dialogo che sanno cadere a vuoto. Loro mirano e colpiscono dritti al centro, vengono a prenderti e ti portan via, lontano dall’aria pesante e dall’atmosfera inquinata che ti opprimono il cuore. Per farlo non han bisogno di chissà quale meta, gli basta anche solo portarti a far la spesa. Come oggi con V e la B, davvero due amori! Erano da registrare con tutte le loro scemate per strada! Vederli scherzare come fossero amici da sempre è splendido; in questi tempi di magra esistenziale, così tanta spontaneità quasi mi commuove. Tra le corsie del supermercato mi sembrava d’essere la mamma di due bambini neanche troppo cresciuti… Tra i tre io ero l’unica intenta a ricostruire mentalmente la lista della spesa, per loro il carrello e robe varie erano un inutile dettaglio. Se ne son fatte e dette così tante che alla fine ci siamo dimenticati la sola cosa che mancava veramente, la carta igienica. Va bè, per quel che mi riguarda un sorriso non ha prezzo e se questo è quello che devo pagare per ritrovare la pace, ben venga. Per pulirci le terga rimedieremo altro.
Ringrazio il mio angelo custode perché puntuale trova il modo di ricordarmi che tutto passa, che tutto si risolve.
Al rientro poi è sempre un po’ triste… Pensa te se per sorridere devo andarmene al supermercato a far la scema con la frutta e la verdura! E’ davvero spiacevole realizzare che a me, a noi, basti così poco, mentre a te non son bastati neanche 9 mesi per capire come giri il mio universo. Pazienza, saprò farmene una ragione, e meno male che io ho un angelo custode, degli amici e una vita reale sotto la luce ed il calore del sole. Quando ti deciderai ad uscire dal letargo e spegnere i tuoi sogni artificiali magari ne riparleremo. Io nel frattempo continuerò volentieri a far l’autoscontro tra carrelli in corsia.

17. A volte ritornano

Ed eccoci qui, non è passata neanche una settimana che ci risiamo. Questo posto comincia di nuovo a starmi stretto.
Indubbiamente sarà anche la pressione degli impegni, comunque tutto quello che so è che mi aggiro per queste quattro mura con un umore peggiore di quello di una belva in gabbia. Stanca di vedere il tuo volto e le sue ridicole espressioni. Stufa di sentirmi interrotta continuamente dalla tue idiozie, di sentire il suono della tua voce ed i continui fracassi domestici di goffo elefante in un negozio di cristalli. Insofferente al tuo modo di vivere, irritata dalla tua tardività nel capire le cose. So solo che in questi giorni sono così stanca da non riuscire a prendermi cura di me; figuriamoci se posso starti dietro in mille opere di beneficienza. Fottiti! Sei l’unica persona sulla faccia della terra che m’ispira una violenza e un’indolenza al limite del criminale. Come vorrei che tu sparissi inghiottita dal nulla!

16. (Gravidanza) isterica

Cinque giorni che ho più fame del solito. O meglio, all’ora dei pasti l’appetito è pressoché inesistente e la voglia di cucinare ancor minore. Ma poi, dopo aver mandato giù qualcosa a fatica, si apre la voragine e sopraggiunge la voglia famelica e insolita di cose insane.
Diversi giorni che mi ritrovo inchiodata alla scrivania ma con il cervello completamente assente. Di solito l’avvicinarsi delle scadenze mi sprona a lavorare con più intensità, ma questo giro niente: capacità di concentrazione prossima allo zero.
Vari giorni che non ho nessuna voglia d’uscire, di truccarmi, di disfare e brigare. Tutto quello che vorrei è dormire e non svegliarmi fino a settimana prossima, per tentare di recuperare tutto il sonno che l’afa delle ultime settimane mi ha sottratto.
Tutto il giorno che lotto invano contro quanto ho appena detto e l’unica cosa che mi riesce è intristirmi rassegnata. In un qualsiasi altro momento della mia vita mi sarei innervosita a mille; sta volta non ho la forza di fare neanche questo. In più sarà il caldo, ma alle volte ho degli svarioni non indifferenti. E in tutto questo sono 7 giorni che devono tornarmi e ancora niente (il che però può essere normale, visto che da questo punto di vista sono la sregolatezza fatta persona).
Così mentre oggi ero alla scrivania, mi sono chiesta se non fosse il caso di fare un test di gravidanza. Ci penso un po’, faccio due conti e poi mi dico: "Se credi nello spirito santo perché no?!"… In fin dei conti non ho mai fatto stronzate! Ma poi mi sono chiesta se ci fosse stata possibiltà  di "contaminazione" tramite avvicinamenti vari, strofinamenti o (pre)contattiCi penso. Ancora 3 secondi di lucidità e poi imbocco la tangente: "Secondo il dentista il precontatto è stato la causa del mio ultimo dolore dentale… Oddio, son settimane che non passo il filo e si nota. Senti che tartaro! Ci vorrebbe una pulizia… Ma forse quella del viso è più urgente… Anche se in realtà al momento non esiste emergenza maggiore della ceretta… Quando troverò il tempo di fare tutto questo?!… No, dormire! La prima cosa è dormire!… Poi lavare e stirare… Dio che sonno… Ho fame. Un po’ di cioccolata magari…"
Capite cosa intendevo a proposito di distrazione?! Mi basta un minima cosa per deviare letteralmente la rotta. In certi momenti non riesco a mettere 2 pensieri logicamente concreti uno in fila dietro l’altro! Cosa mi sta succedendo? Forse mi ci servirebbe una vacanza!
E comunque altro che dolce attesa! Qui si tratta di gravidanza isterica! Nel senso che sono gravida di un’isterica propensione per le cazzate.
Qualcuno mi rigeneri, vi prego!

15. La principessa del cantiere

Iniziamo bene! Alle 8 meno qualche minuto, mentre ero ancora in piena tazza di caffè e alla seconda fetta di pane e marmellata (il che vuol dire a metà esatta della mia colazione, ergo, ancora mezza addormentata, il che a sua volta si traduce in "guai a voi se m’interrompete proprio ora perché potrei scatenare l’inferno!"), irrompono i muratori sul pianerottolo. Immediato parte un moto di sclero ("Perché c***o mai devono rifarle ste persiane?! Non sono mica così rovinate! Giusto per rompere le balle con i soliti rumori molesti e chili di polvere e sporcizia varia"), ma cerco subito di riprendermi: "Respira Lò, respira che non è niente. Ancora mezza tazza, un fetta, uno yogurt ed hai finito! Poi con molta calma, continuando a tener a bada la respirazione, molli tutto in cucina (se proprio non li sopporti sti muratori – che poverini dovranno lavorare anche loro – oggi ti concedo anche di non lavare la tazza dai!) e te ne vai dritta in bagno. Finisci di lavarti e truccarti, poi via e non ci pensi più. Niente rumori molesti, niente polvere… Vedrai che questa sera al ritorno avranno pensato a tutto le signore delle pulizie (poverine!), e se ti va bene, magari capita l’occasione di mangiare un piatto di spaghetti al pomodoro e basilico o di sorseggiare un caffè in compagnia (ammesso che il tuo cavolo di grillo sparlante ti permetta di accettare l’eventuale invito…" Insomma, sulla scia di questi sproloqui (Dio, ma sono messa così male?!) riesco a mantenere le briglie della mia situazione mentale ed emotiva (delicatissima al mattino) e continuo a fare le mie cose in maniera normale. In circa 20 minuti sono pronta per uscire, apro la porta e metto piede… Su un mucchio di polvere e sporcizia. I pantaloni del tailleur, i miei preferiti (quelli che mi stanno da Dio, che mi fanno un bel sedere e soprattutto – aspetto di massimo rilievo in questo momento – toccano terra), si sporcano all’istante. "Ma porca miseria, proprio qui dovevate accumularle le vostre schifezze?! Esattamente davanti alla mia porta?! Secondo me neanche l’uomo di Neanderthal disperdeva i suoi rifiuti a meno di 2 metri di distanza dall’ingresso della sua caverna. Siete proprio intelligenti!" Respiro ancora, tento di darmi una spolverata con le mani (troppo tardi per cambiarmi) e saluto con fare stizzito gli ominidi davanti all’ingresso. Subito questi mi danno il buongiorno in una lingua con una cadenza e un accento indecifrabili. Uno di loro, presumibilmente il capo tribù, prende a spiegarmi cosa, come e in quanto debbano farlo, mentre gli altri emettono suoni incomprensibili che paiono avere per oggetto il mio aspetto fisico. Cerco d’ignorare la cosa, tanto più che il mio vero problema è come arrivare alle scale intonsa, o meglio senza macchia, e sudare il meno possibile, quando vedo la piantina (la MIA AMATA piantina) piegata sotto il peso del cavo di uno dei loro strumenti. "Oddio mi sento male!" …Il capo tribù che continua a parlare a raffica in sotto fondo, gli altri 2 trogloditi che schiamazzano, la vista che si annebbia per la rabbia… In tutto questo colgo una sola frase il cui significato tradotto il linguaggio compiuto era: "E certo che ti sporchi! Se vuoi girare come un principessa in un cantiere!". Al che… Boh, al che non ricordo più nulla… Credo di aver gridato insulti a destra e manca per 4 minuti ininterrotti. Tutto quello che ricordo è di aver concluso con "Perché siete degli incompetenti ed ora che arrivo in ufficio chiamo l’amministratore e gli faccio un culo tanto!", e dopodichè le loro faccie attonite.
Per carità, io avevo ragione, ma per ridurli così mi sa che sono proprio partita un po’ per la tangente e temo di aver gridato le peggio cose. Purtroppo però le condizioni sono quelle. Primo, non rompermi durante la colazione. Secondo, se rovini i miei vestiti giuro che ti uccido. Terzo, fai del male alla MIA piantina e sei morto uguale. Spero solo al mio ritorno di trovare al suo posto il vaso di basilico (quello non è mio ma ci sono affezionata lo stesso), altrimenti vado a cercarli ovunque essi siano e gli faccio vedere che cosa ti combina una vera principessa nel cantiere.

14. Il ragazzo della porta accanto

Sono sempre stata affascinata dalle case di ringhiera. La loro struttura non è niente di che e dal lato interno si è tutti con le finestre puntate l’uno sull’altro (alle volte anche troppo), eppure le ho sempre preferite al solito condominio. Per me sono un po’ come un mondo a sé, una piccola bolla di sapone, al cui interno, varcato il portone, puoi lasciarti alle spalle la frenesia e l’indifferenza del caos di città. Complice, uno scorcio architettonico tipicamente più "popolare" di quello metropolitano che ci circonda.
Mi rendo conto però che la mia sia solo una visuale da inguaribile romantica: nelle case di ringhiera si vive esattamente come negli altri palazzi e, in fin dei conti, non è che tra vicini si sia più amichevoli che altrove. Tutta questa magia sarà semplicemente dovuta al fatto che mi piace dove abito e, soprattutto, alla serenità che sto ritrovando dopo mesi di penombra, al fatto che finalmente inizi a star bene dove sto.
In ogni caso, stavo dicendo che mi piace molto quando rientro la sera, dopo una lunga giornata di lavoro. Magari come ieri, dopo un aperitivo post-ufficio, stanca e carica di cose, ma con ancora addosso i sorrisi e le chiacchiere delle mie amiche. Posteggio l’auto, scarico tutto e diversamente dal solito salgo in ascensore. Con tutta la roba che ho fra le mani, ci manca solo che mi ribalti tra il terzo ed il quarto piano! Arrivata all’ultimo esco sul pianerottolo e penso a quanto bello sia poter vedere il cielo oltre i tetti, soprattutto con i colori che solo un tramonto estivo può regalare. Respiro e sentendomi piena di gioia, faccio senza fatica gli ultimi metri verso la porta di casa. Il solito rumore dei tacchi scandisce in successione il tappeto rosso, il cactus, poi quello arancione e il nano sul davanzale di "quelli del secondo". Un paio di metri ancora ed ecco il suo vaso e tutt’intorno il profumo del basilico. In un lampo ripenso a quella sera… "So fare un sugo di pomodoro e basilico squisito, dovresti assaggiarlo! Se ti va una volta potrei invitarti a cena." Sorrido tra me e me. Ancora mezzo passo ed eccomi davanti alla porta. La sua. Come sempre è spalancata ("Spero non ti dia noia, ma con questo caldo! In fin dei conti, noi che siamo infondo possiamo approfittarne…"). La cosa un po’ m’imbarazza, mi sento costretta. Da una parte vorrei vederlo, dall’altra preferirei raggiungere il mio ingresso, infilare le chiavi nella toppa e scomparire in casa inosservata. E’ che il suo sguardo è sempre così disarmante e alle volte mi sento quasi come se fossi nuda!
Passo avanti, getto uno sguardo. La luce e la tele sono accese, ma salotto e divano sono vuoti. Sospiro di sollievo. Finalmente arrivo davanti alla mia porta ma come al solito tardo a trovare le chiavi. Benedetta Mary Poppins! Per cercarle meglio poggio tutto a terra e continuo a rovistare nelle posizioni più strane. Mi ritovo curva su me stessa, quasi con la testa dentro la borsa e in bilico su un solo tacco, quando sento la sua voce dire: "Ciao bellissima!". Dentro di me esclamo "C***o!", ma con un sorriso di falsa sorpresa rispondo: "Ma ciao!"
"Al solito, le chiavi, eh?!"
"Eh già! Sono un disastro." E nell’affanno della ricerca tento di evitare il più possibile il suo sguardo.
Sorridendo, "Com’è andata la giornata? Arrivi dritta da lavoro?"
"Bene grazie! Dopo l’ufficio mi son fermata con delle amiche per un aperitivo. E tu?"
"Benone. Ero di là che sistemavo una cosa e ti ho sentita passare"
Ed io fra me e me: "Che casualità!"
"Posso offrirti un caffè?"
Nella mia testa: "Accidenti!". "Ti ringrazio, sei molto gentile, ma dopo tutto il giorno in giro, quello che vorrei ora è una bella doccia. Magari un’altra volta."
E lui: "Ma certo, quando vuoi. Immagino sia molto stanca, quindi non insisto."
Finalmente trovo le chiavi: "Eccole!"
Lui scoppia a ridere: "Ma metterle in una tasca a parte no?!"
"Sì, hai ragione. E’ che alle volte mi si scombussola tutto, ho troppa roba in giro!"
"Va bè, meglio così. Almeno ho quei 20 secondi in più per parlarti"
Eccola qui, non poteva mancare. La frecciatina quotidiana è arrivata. Sorrido imbarazzata come una bambina di 5 anni e lo guardo. Vorrei controbattere in modo simpatico e altrettanto diretto, ma come sempre non riesco. Mi perdo nell’azzurro abbagliante dei suoi occhi e noto nuovamente come sia bello. Proprio come quella sera del sugo pomodoro e basilico. Proprio come tutte le altre sere. In jeans e maglietta bianca, scalzo e appoggiato allo stipite della porta. Mi chiedo: "Ma uno come te non ha di meglio che dar la caccia ad una come me, che in questo preciso momento storico è il disastro umano peggiore che si possa trovare?"
Sconfitta, gli sorrido ancora. "Buona notte allora"
"Buona notte a te e cerca di riposare. Magari ci si ribecca domani. Spero!"
"Sì dai, a domani"
Entro in casa stanca come se avessi lottato in guerra. Una guerra contro un sorriso, una voce, uno sguardo che sanno devastare. E non perché malvagi, ma perché belli, semplicemente splendidi. Ammetto che alle volte mi tolgano quasi il fiato, eppure non so darmi pace, o meglio, non so trovare la pace necessaria per apprezzarli come meriterebbero. Poi mi calmo, butto di nuovo tutto a terra e respiro.
Chissà quando un semplice scambio di battute con una persona dell’altro sesso smetterà di provocare in me reazioni tipiche di una bimba dell’asilo? Chissà quando le mie due personalità faranno pace e tornerò ad essere una, unica e coerente? Quand’è che tornerò ad essere quella di sempre e, sopratutto, quand’è che questa ferita smetterà di bruciare?
Poi smetto un attimo di pensare e per un istante mi rendo conto che il cuore stia battendo un po’ più forte. Sensazione strana, era da tempo che non succedesse. Batte più forte e non fa male. Non ci posso credere! Che stia davvero tornando alla vita?
Nel frattempo sento la porta dell’appartamento affianco chiudersi… E già, era proprio una casualità! Apro la finestra della cucina, quella che dà sul pianerottolo e mi arriva una zaffata di basilico… Adoro le case di ringhiera!